Da adolescente passava dieci ore al giorno con il basso in mano. Poi un provino con Jovanotti, che si è trasformato in una collaborazione ancora in essere. Con Saturnino parliamo di gavetta, ossessione, ascolto e di tutto ciò che non può essere sostituito da una scorciatoia tecnologica. Perché l’algoritmo può suggerirci cosa ascoltare, ma non può emozionarsi al posto nostro. E perché, in un mondo che pubblica tutto subito, creare significa ancora concedere alle cose il tempo di cui hanno bisogno.
IN BREVE
L’incontro con il basso e il momento in cui la musica diventa un’ossessione.
Investire tutto negli strumenti e nella possibilità di imparare.
Il provino con Jovanotti e l’inizio di una collaborazione ancora in essere.
Perché non basta essere bravi: bisogna essere adatti al progetto giusto.
L’importanza dell’ascolto attivo e della qualità con cui ascoltiamo musica.
L’algoritmo può suggerire, ma non può provare emozioni.
Battiato, "La cura" e il valore di entrare con rispetto nella musica degli altri.
Il disco come forma di ascolto costruita e pensata in ogni dettaglio.
Musica, design e imprenditoria come espressioni dello stesso metodo: studiare, connettere e sperimentare.
Saturnino
Bassista, compositore e produttore musicale
Saturnino Celani è bassista, compositore e produttore musicale. È noto soprattutto per la lunga collaborazione con Jovanotti, iniziata all’inizio degli anni Novanta e proseguita per oltre trent’anni. Nel corso della sua carriera ha collaborato con numerosi protagonisti della musica italiana, tra cui Franco Battiato e Mina, affiancando all’attività musicale progetti legati al design e all’imprenditoria.
Prima del successo c’è stata un’ossessione. Saturnino racconta di essersi innamorato del basso da adolescente, dopo aver visto suonare una band del suo quartiere ad Ascoli Piceno.
Da quel momento comincia a cercare informazioni, ascoltare dischi e confrontarsi con chi ne sa più di lui. A quindici anni investe il risarcimento ricevuto dopo un incidente in un basso a sei corde, un impianto audio-video e nuovi dischi. Una scelta che racconta bene il suo approccio: avere gli strumenti migliori, così da non poter attribuire allo strumento i propri limiti.
Il passaggio decisivo arriva a Milano. Qualcuno lo aveva sentito suonare, si era ricordato di lui e lo indica come il musicista giusto per il progetto che Jovanotti sta costruendo. Dopo un’ora passata a parlare di musica, Lorenzo gli chiede un assolo di basso. Finito di registrarlo, gli domanda se sia libero per i successivi sei mesi. Quei mesi diventeranno una collaborazione ancora in essere.
In questa intervista de Il Caffettino per 2, Saturnino lo racconta senza trasformarlo nella favola dell’occasione improvvisa: quell’incontro funziona perché arriva dopo anni di preparazione, ascolto e tentativi.
Ascoltare, infatti, è uno dei verbi che torna continuamente nella conversazione. Oggi possiamo avere musica ovunque, ma questo non significa necessariamente ascoltarla davvero. Saturnino distingue tra una musica usata come “carta da parati” e un ascolto consapevole, fatto scegliendo cosa ci emoziona e dedicandogli attenzione.
Anche la qualità della sorgente conta: un buon impianto, un vinile, il rituale di sedersi e ascoltare un disco dall’inizio alla fine cambiano il rapporto che abbiamo con ciò che sentiamo.
La tecnologia offre possibilità enormi, ma non sostituisce questo processo. L’algoritmo può capire che cosa assomiglia a ciò che abbiamo già ascoltato, ma non possiede emozioni. E Spotify, secondo Saturnino, rischia di diventare l’Instagram della musica: uno spazio in cui tutti possono pubblicare immediatamente e dove la fretta rischia di prendere il posto della gestazione.
Per lui invece un’opera ha bisogno del proprio tempo. Non deve necessariamente seguire una tendenza o uscire nel momento apparentemente perfetto: deve arrivare quando è pronta.
È una sensibilità che emerge anche quando racconta di aver suonato nell’album “L’imboscata” di Franco Battiato, che include “La cura“. Entrare in una canzone già così precisamente costruita significa, per Saturnino, entrare a casa di qualcuno: capire l’equilibrio esistente e trovare il proprio spazio senza romperlo.
E forse è qui che si riassume meglio il suo modo di lavorare. Competenza e tecnica sono indispensabili, ma servono soprattutto per sapere quando aggiungere qualcosa, quando togliere e quando lasciare che sia la musica a parlare.
Da questa puntata
5 cose da portare a casa
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