Sappiamo sempre di più su dieta, allenamento e salute, ma trasformare quelle informazioni in comportamenti quotidiani resta difficile. Con Andrea Biasci parliamo di sedentarietà, alimentazione, invecchiamento e dei corpi irraggiungibili mostrati sui social. Fino all’intelligenza artificiale e al tracking continuo: strumenti potenti, a patto di non confondere il miglioramento di un numero con il miglioramento della nostra vita.
IN BREVE
Perché andare in palestra non basta necessariamente a uscire dalla sedentarietà.
Sapere cosa dovremmo fare è molto più semplice che riuscire a farlo con costanza.
Social, ritocchi e “prima e dopo” possono costruire aspettative lontane dalla realtà.
Superati i 30 o 40 anni il declino fisico non è inevitabile come spesso pensiamo.
La dieta mediterranea reale è molto diversa dall’alimentazione dell’italiano medio.
L’AI può essere un ottimo strumento per nutrizione e ricerca, ma dipende dalla qualità delle domande e delle fonti.
Passi, sonno e recupero possono aumentare la consapevolezza, ma non devono diventare l’obiettivo.
Per cambiare davvero è meglio partire da piccoli traguardi sostenibili che cercare la soluzione perfetta.
Andrea Biasci
Divulgatore, docente, fondatore e CEO di Project inVictus
Andrea Biasci è divulgatore, docente, fondatore e CEO di Project inVictus, progetto dedicato alla formazione e alla divulgazione nei campi dell’allenamento, della nutrizione e delle scienze motorie. Laureato in Scienze Motorie e in Biologia della Nutrizione Umana, è stato professore a contratto all’Università Statale di Milano. Da anni lavora per portare un approccio basato sulle evidenze scientifiche in un settore spesso attraversato da mode, miti e soluzioni miracolose.
Stare in forma sembra semplice finché non proviamo a farlo davvero. Andrea Biasci parte dall’ambiente in cui viviamo: cibo disponibile in qualsiasi momento, lavori sedentari e giornate trascorse quasi interamente seduti. Anche allenarsi alcune volte alla settimana può non bastare se tutto il resto della giornata restiamo immobili.
In questa puntata de Il Caffettino per 2 il primo cambio di prospettiva è proprio questo: la salute non si costruisce soltanto durante l’ora di palestra, ma attraverso lo stile di vita che riusciamo a mantenere nel resto del tempo.
Il problema, però, non è la mancanza di informazioni. Sappiamo che dovremmo muoverci, mangiare in modo equilibrato e dormire bene. La difficoltà arriva quando bisogna iniziare. Andrea parla di un vero e proprio “costo di attivazione”: passare dal divano all’attività fisica richiede uno sforzo mentale che spesso pesa più dell’allenamento stesso.
Per questo consiglia di non partire dall’attività teoricamente perfetta, ma da qualcosa che ci piace e che possiamo realisticamente ripetere. Meglio una battaglia piccola che possiamo vincere che un programma perfetto destinato a essere abbandonato.
A complicare il rapporto con il nostro corpo ci sono poi i social. Andrea racconta la distanza tra il fitness mostrato online e quello che incontra dal vivo: luci, pose e ritocchi possono trasformare le persone fino a costruire modelli praticamente irraggiungibili. Lo stesso vale per i “prima e dopo”, che possono essere utilizzati come strumenti di marketing e perfino attribuiti a prodotti o professionisti che non hanno avuto alcun ruolo nella trasformazione.
Il rischio è confrontare la nostra quotidianità con una rappresentazione accuratamente selezionata della vita degli altri e sentirci inevitabilmente indietro.
Anche l’intelligenza artificiale può essere straordinariamente utile, ma non elimina la necessità di capire ciò che stiamo chiedendo. Andrea la usa per approfondire, verificare e soprattutto mettere in discussione le proprie convinzioni. Una domanda formulata male può però produrre una risposta eccessivamente semplice o confermare ciò che già credevamo.
Lo stesso principio vale per la letteratura scientifica: trovare uno studio che sostiene un’idea non significa aver dimostrato che quell’idea rappresenti il consenso delle evidenze disponibili. Bisogna saper leggere il contesto, confrontare gli studi e accettare la possibilità di cambiare idea.
E poi ci sono i dati. Passi, calorie, sonno, recupero e altri parametri possono aiutarci a capire meglio le nostre abitudini, ma Andrea suggerisce di usarli soprattutto per imparare. Misurare per un periodo può renderci consapevoli di quanto mangiamo o di quanto poco ci muoviamo; il passaggio successivo dovrebbe essere riuscire, progressivamente, a fare a meno della misurazione continua.
Perché il rischio è diventare bravissimi a migliorare il punteggio di un’app senza migliorare ciò per cui avevamo cominciato. La domanda da tenere al centro resta molto più semplice: sto davvero meglio?
Da questa puntata
5 cose da portare a casa
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