Cieco dalla nascita e campione di sci nautico con 28 titoli mondiali, Daniele Cassioli ha imparato nello sport che non basta volerlo: servono costanza, allenamento e la capacità di lavorare su ciò che possiamo migliorare. Con lui parliamo di tecnologia, accessibilità e fiducia, di cosa significhi davvero includere qualcuno e di come i piccoli comportamenti quotidiani possano fare la differenza. Per poi arrivare alla sua missione di oggi: permettere ai bambini con disabilità di essere prima di tutto bambini.
IN BREVE
Crescere senza vedere e cercare possibilità invece di risposte definitive.
Lo sport come strumento di autonomia, relazione e crescita.
Come si costruisce una mentalità da campione senza cadere nel mito del “se vuoi puoi”.
Tecnologia e accessibilità: quando l’innovazione semplifica e quando complica.
Come una persona non vedente utilizza social media, podcast e piattaforme digitali.
Vivere una partita allo stadio attraverso radiocronaca, pubblico e Touch2See.
Perché l’inclusione dipende anche dai comportamenti quotidiani delle persone.
Fiducia, ascolto e vulnerabilità nel lavoro con le aziende.
Real Eyes Sport e Cassioli Foundation: restituire attraverso lo sport ciò che lo sport gli ha dato.
Daniele Cassioli
Campione di sci nautico, dirigente sportivo e formatore
Daniele Cassioli è campione di sci nautico, dirigente sportivo e formatore, cieco dalla nascita. Ha conquistato 28 titoli mondiali, 27 europei e 45 italiani. Dopo aver lavorato anche come fisioterapista, oggi porta nelle aziende percorsi dedicati a fiducia, cambiamento, ascolto, leadership e inclusione. Attraverso Real Eyes Sport e Cassioli Foundation promuove l’accesso allo sport per bambini e ragazzi con disabilità.
La storia di Daniele Cassioli non comincia dalle medaglie, ma dalle domande.
Dopo aver capito che non esisteva una cura per la sua cecità, la sua famiglia smette progressivamente di cercare una risposta capace di risolvere tutto e comincia a chiedersi cosa è possibile fare: andare a scuola, avere amici, praticare uno sport.
È da questa ricerca che arrivano prima lo sci e poi lo sci nautico, una disciplina che Daniele trasformerà in una carriera straordinaria, coronata da 28 titoli mondiali.
Ma in questa intervista de Il Caffettino per 2, Daniele prende le distanze dalla retorica del supereroe e del “se vuoi puoi”. L’impegno conta, ma esistono anche fortuna, circostanze e avversari.
La differenza, per lui, sta piuttosto nel fare con costanza ciò che gli altri spesso non fanno: allenarsi quando l’acqua è a otto gradi, continuare a lavorare sui dettagli, mantenere abbastanza umiltà da sentirsi forti senza pensare di essere arrivati.
La stessa concretezza emerge quando si parla di tecnologia. Uno smartphone con sintesi vocale può aprire possibilità enormi, mentre una smart TV o un piano a induzione progettati senza pensare a chi non vede possono complicare gesti semplicissimi. L’innovazione, quindi, non è automaticamente inclusiva.
Un esempio opposto è Touch2See, che permette di seguire una partita attraverso un piccolo campo tattile sul quale la posizione del pallone viene riprodotta in tempo reale.
Per Daniele però l’accessibilità non si risolve soltanto con un dispositivo o una policy. In azienda puoi avere tutti gli strumenti necessari, ma se durante una riunione qualcuno mostra cinque grafici senza descriverli, l’inclusione scompare.
Per questo nei suoi percorsi di formazione lavora soprattutto sulla fiducia, sull’ascolto attivo, sul cambiamento e sulla possibilità di mostrare la propria vulnerabilità. L’ambiente inclusivo nasce anche da come le persone si comportano tra loro.
È la stessa idea che guida Real Eyes Sport e Cassioli Foundation. Un bambino con disabilità non può vivere soltanto tra ospedali, riabilitazione e terapie. Deve poter giocare, fare sport, andare allo stadio e avere qualcosa da raccontare il giorno dopo ai compagni.
Per Daniele è qui che l’inclusione diventa concreta: non quando trattiamo qualcuno come un’eccezione, ma quando gli permettiamo di costruire esperienze, relazioni e autonomia.
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