Qualunque cosa faccia, una madre sembra poter sbagliare. Se lavora dedica troppo poco tempo ai figli, se non lavora gliene dedica troppo. Con Francesca Fiore e Sarah Malnerich, ideatrici di Mammadimerda, parliamo di maternità fuori dalla retorica: carico mentale, lavoro, sensi di colpa e una società che continua a chiedere moltissimo alle famiglie offrendo loro poco. Ma anche di come una community nata online sia diventata libri, teatro, attivismo e incontri reali capaci di far sentire le persone meno sole.
IN BREVE
Perché il modello della “buona madre” è impossibile da soddisfare.
Il carico invisibile della cura e della gestione emotiva della famiglia.
Cosa perdono anche i padri quando la cura continua a essere considerata soprattutto femminile.
Perché fare figli in Italia è una questione economica, culturale e di servizi.
Il bisogno di superare un unico modello di famiglia.
Come nasce Mammadimerda e perché tante donne si sono riconosciute nel progetto.
Dalla community online ai libri, al teatro e all’attivismo.
Perché calendario scolastico e servizi per l’infanzia riguardano l’intera società.
Social media e algoritmi: quanto controllo hanno davvero i creator sul proprio pubblico.
Perché incontrarsi offline può creare un legame che uno schermo non riesce a sostituire.
Educare alla tecnologia invece di limitarsi a vietarla.
Mammadimerda
Sarah Malnerich e Francesca Fiore
Francesca Fiore e Sarah Malnerich sono le ideatrici di Mammadimerda, progetto nato nel 2016 per raccontare la maternità senza idealizzazioni e diventato negli anni una community, un’attività editoriale, teatrale e di attivismo. Attraverso ironia e satira affrontano temi come genitorialità, lavoro femminile, carico mentale, scuola, servizi per l’infanzia e stereotipi di genere. Insieme hanno pubblicato diversi libri e portato i temi della community anche fuori dai social, attraverso spettacoli, campagne e incontri dal vivo.
Mammadimerda nasce nel dicembre 2016 da un’idea di Francesca Fiore, che non si riconosce nella maternità raccontata sui social. Due figlie, errori, frustrazione, senso di inadeguatezza e la difficoltà di ritrovarsi nell’immagine della madre sempre felice e riconoscente diventano il materiale di un blog scritto con ironia in anonimato.
Circa sei mesi dopo Francesca coinvolge Sarah Malnerich e una terza amica, che successivamente uscirà dal progetto. Intanto sempre più donne cominciano a riconoscersi in quei racconti e a rispondere con le proprie esperienze: da una voce personale prende forma una community.
In questa intervista de Il Caffettino per 2, Francesca e Sarah tornano continuamente sul paradosso della “buona madre”. Una donna sembra poter essere giudicata qualunque scelta faccia: se lavora, sottrae tempo ai figli; se resta a casa, rischia di occuparsi troppo di loro. Dietro questo giudizio c’è un modello ancora profondamente radicato, quello della madre che mette le esigenze di tutti prima delle proprie.
Ma la conseguenza non riguarda soltanto le donne. Anche molti uomini, spiegano, rischiano di essere privati culturalmente della possibilità di vivere pienamente il proprio ruolo di padri quando prendersi tempo per i figli viene ancora percepito come incompatibile con l’ambizione professionale.
La genitorialità diventa allora anche una questione politica e sociale. Congedi, lavoro, asili, scuole e calendario scolastico determinano concretamente quanto sia possibile avere figli e continuare ad avere una vita professionale e personale. È da questa consapevolezza che Mammadimerda passa progressivamente dalla satira all’attivismo.
Durante la pandemia la community porta alle due autrici problemi che non trovano rappresentazione altrove; da quel momento il progetto comincia anche a promuovere campagne e proposte, tra cui quella per ripensare il calendario scolastico italiano.
Nel frattempo cambia anche il rapporto con il digitale. I social hanno permesso a Mammadimerda di nascere, crescere e mettere in contatto persone che probabilmente non si sarebbero mai incontrate. Ma Francesca e Sarah raccontano anche la frustrazione di dipendere da algoritmi che decidono quanto del loro lavoro raggiungerà realmente la community.
Da qui l’importanza crescente dell’offline: presentazioni, teatro, manifestazioni e feste dedicate alle donne. Quando le persone condividono fisicamente uno spazio, spiegano, ciò che accade lascia una traccia diversa.
È forse questo il passaggio più interessante del progetto: partire dalla maternità per arrivare a parlare di come vogliamo vivere insieme. Non si tratta di trovare una nuova formula della madre perfetta, ma di ridurre il peso che mettiamo sulle singole persone.
Educare invece di vietare, condividere la cura invece di assegnarla automaticamente alle donne, creare servizi invece di chiedere alle famiglie di arrangiarsi. E, soprattutto, riconoscere che diventare genitori non dovrebbe significare smettere di essere individui.
Da questa puntata
5 cose da portare a casa
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