A nove anni Pegah Moshir Pour arriva dall’Iran in Basilicata e deve imparare una nuova lingua, frequentare una nuova scuola e trovare un nuovo modo di sentirsi a casa. Da quel percorso nasce uno sguardo capace di tenere insieme mondi diversi. Con lei parliamo dell’Iran oltre gli stereotipi, di attivismo, censura e diritti digitali, ma anche del prezzo personale dell’esporsi. E di come libri, musica e incontri reali possano lasciare qualcosa che sopravvive alla velocità dei social.
IN BREVE
Raccontare l’Iran oltre le immagini con cui siamo abituati a rappresentarlo.
Arrivare in Italia a nove anni e ricostruire lingua e appartenenza.
Pregiudizi di genere, formazione scientifica e ingresso nel mondo del lavoro.
Come nasce l’impegno di Pegah per i diritti umani e digitali.
Perché dati e identità online sono una questione di libertà.
Il rischio che l’educazione tecnologica diventi un nuovo fattore di disuguaglianza.
Social, algoritmi e difficoltà nel far circolare contenuti politici.
Cosa significa continuare a esporsi dopo minacce personali e familiari.
Sanremo e il valore di una visibilità che lascia al centro il messaggio.
Libri, cinema e musica come strumenti capaci di durare più di un contenuto online.
Perché la partecipazione non può fermarsi allo schermo.
Pegah Moshir Pour
Attivista per i diritti umani e digitali, scrittrice e consulente aziendale
Pegah Moshir Pour è un’attivista per i diritti umani e digitali, scrittrice e consulente aziendale. Nata in Iran, arriva in Italia con la famiglia a nove anni e cresce a Potenza. Dopo una formazione in ambito ingegneristico e diverse esperienze tra architettura, cultura e impresa, concentra sempre più il proprio lavoro sui temi della libertà di espressione, dei diritti delle donne, dell’identità digitale e dell’educazione tecnologica. Nel 2023 porta sul palco del Festival di Sanremo, insieme a Drusilla Foer, la situazione delle donne e dei giovani iraniani attraverso "Baraye" di Shervin Hajipour.
Per Pegah Moshir Pour raccontare l’Iran significa prima di tutto sottrarlo a un’immagine immobile. In questa intervista de Il Caffettino per 2 insiste sulla distanza tra il Paese che spesso immaginiamo dall’Europa e quello vissuto quotidianamente dalle persone che ci abitano.
È uno sguardo che nasce anche dalla sua storia: a nove anni arriva a Potenza, senza conoscere l’italiano, e deve imparare non soltanto una nuova lingua ma anche un diverso modo di sentirsi parte di un luogo. La scuola diventa uno dei primi spazi in cui misurarsi con questa trasformazione: dal dizionario portato in classe alla necessità di accettare che quella nuova realtà sarebbe diventata casa.
Quel sentirsi tra culture diverse accompagna anche le sue scelte professionali. Pegah racconta la passione per lo spazio, gli studi scientifici e l’ingresso in ambienti in cui essere giovane e donna significava spesso dover dimostrare qualcosa in più.
Dai cantieri alle esperienze culturali legate a Matera 2019, il suo percorso cambia più volte direzione, ma mantiene un elemento costante: trasformare ciò che incontra personalmente in una domanda più ampia su chi abbia accesso alle stesse opportunità e chi invece rischi di restarne escluso.
È qui che diritti umani e diritti digitali finiscono per incontrarsi. Pegah ricorda le parabole nascoste sui balconi in Iran per accedere a contenuti provenienti dall’estero e, più avanti, la necessità di utilizzare VPN per superare le limitazioni della rete. Da questa esperienza nasce la convinzione che dati, privacy, accesso all’informazione e libertà di espressione non siano questioni tecniche riservate agli addetti ai lavori.
Lo stesso vale per l’educazione tecnologica: se coding, intelligenza artificiale e comprensione dei dati diventano competenze decisive ma vengono apprese solo da chi può permetterselo, secondo Pegah il rischio è creare una nuova forma di disuguaglianza.
Ma utilizzare il digitale per esporsi significa anche accettarne le conseguenze. Pegah racconta la difficoltà di far circolare sui social contenuti politici, la dipendenza dagli algoritmi e soprattutto il lato più duro del proprio attivismo: messaggi intimidatori, incontri che le hanno fatto temere per la propria sicurezza e minacce arrivate fino a casa della famiglia.
È in questo contesto che assume un significato particolare il ricordo di Sanremo 2023. Di quell’enorme esposizione non le interessa tanto che le persone ricordino il suo volto: ciò che considera importante è che sia rimasto il contenuto e che nelle scuole si sia continuato a parlare di Iran.
Nella conversazione emerge così una distinzione tra ciò che conquista attenzione e ciò che riesce a durare. Pegah vede nei social uno strumento fondamentale per collegare persone e far emergere storie, ma riconosce nei libri, nel cinema, nella musica e negli incontri fisici una capacità diversa di sedimentare.
È anche per questo che torna alla scrittura e difende il valore delle piazze: il digitale può farci incontrare, ma per trasformare la conoscenza in partecipazione servono tempo, confronto e spazi in cui le persone possano realmente trovarsi.
Da questa puntata
5 cose da portare a casa
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