Cina, Stati Uniti ed Europa stanno affrontando la corsa all’intelligenza artificiale con strategie molto diverse. Con Gianluca Perrelli partiamo da Shanghai per capire perché oggi una parte importante dell’innovazione arriva dall’Asia e cosa può imparare l’Europa da una visione costruita sul lungo periodo. Ma parliamo anche di Big Tech, creator economy e contenuti sintetici: perché la tecnologia corre velocemente, mentre regole, responsabilità e modelli economici devono ancora trovare un equilibrio.
IN BREVE
Perché Gianluca guarda alla Cina come a uno dei principali laboratori dell’innovazione.
Cina e Stati Uniti: due modi diversi di pianificare il futuro tecnologico.
AI+ e l’idea dell’intelligenza artificiale come infrastruttura della società.
Perché l’Europa rischia di rimanere fuori dalla competizione tecnologica globale.
Gli enormi investimenti nell’AI e la domanda ancora aperta sulla loro sostenibilità economica.
Il potere crescente delle Big Tech e la concentrazione di dati e capitali.
Creator economy: perché essere influencer è ormai una professione che richiede responsabilità.
Fake news, algoritmi e il confine tra responsabilità del creator e responsabilità della piattaforma.
Come l’AI può abbassare i costi di produzione dei contenuti fino a mettere in discussione il ruolo stesso dei creator.
Perché il futuro dell’influencer marketing potrebbe essere sempre più legato alle community.
Il valore di conservare una dimensione analogica mentre il lavoro diventa sempre più digitale.
Gianluca Perrelli
CEO di Buzzoole
Gianluca Perrelli è imprenditore e manager nel settore digitale, con un percorso iniziato nel mondo della musica online e proseguito tra startup, tecnologia e influencer marketing. È CEO di Buzzoole e ha lavorato allo sviluppo di diverse iniziative digitali, tra cui Vitaminic, Kiver e Kiver Digital. Da anni osserva l’evoluzione della creator economy e il rapporto tra piattaforme, brand, tecnologia e nuovi modelli di comunicazione.
Per anni, per chi lavorava nel digitale, guardare al futuro significava guardare alla Silicon Valley.
Gianluca Perrelli racconta che oggi quella bussola si è spostata almeno in parte verso la Cina. Non pretende di descrivere un Paese enorme e complesso come questo, ma ciò che ha visto a Shanghai e nei distretti tecnologici lo ha colpito abbastanza da cambiare il suo punto di osservazione.
La metafora che utilizza è efficace: la Cina gioca a Go, gli Stati Uniti a scacchi. Due strategie differenti, una delle quali punta con particolare forza sulla programmazione di lungo periodo.
In questa puntata de Il Caffettino per 2, uno degli esempi centrali è AI+, il piano con cui la Cina sta cercando di integrare l’intelligenza artificiale in numerosi settori della società e dell’economia.
Ciò che interessa a Gianluca non è soltanto la tecnologia, ma il metodo: obiettivi dichiarati, roadmap e orizzonti temporali che vanno oltre il risultato del trimestre successivo. Una capacità di pianificazione che, secondo lui, l’Europa dovrebbe osservare con attenzione senza per questo adottare il modello politico cinese.
È proprio l’Europa, infatti, la grande domanda della conversazione. Gianluca rivendica la propria identità europea, ma vede un continente che possiede mercato, competenze e welfare senza essere riuscito finora a trasformarli in una leadership tecnologica paragonabile a quella americana o cinese.
Il rischio è continuare a regolamentare tecnologie costruite altrove senza riuscire a diventare protagonisti della loro evoluzione. Per lui la sfida non è scegliere tra Stati Uniti e Cina, ma tornare a costruire una capacità europea di innovare.
Anche il modello americano, però, solleva interrogativi. Gli investimenti nell’intelligenza artificiale sono enormi e coinvolgono aziende sempre più interconnesse tra loro. Gianluca si chiede dove arriveranno i ritorni economici necessari a sostenere questa corsa e se non stiamo assistendo anche a dinamiche tipiche di una bolla.
Il paragone con la prima Internet è inevitabile: molte aziende possono scomparire, ma questo non significa necessariamente che la tecnologia sottostante sia destinata a fallire. La difficoltà sta nel distinguere l’innovazione reale dall’entusiasmo finanziario che la circonda.
Lo stesso problema di responsabilità si ritrova nella creator economy, settore che Gianluca osserva da oltre dieci anni. I creator sono ormai professionisti capaci di orientare consumi, opinioni e comportamenti, e proprio per questo non possono più essere considerati semplicemente utenti dei social.
Servono competenze, regole e consapevolezza delle conseguenze di ciò che si pubblica. Ma la responsabilità non finisce con loro: dietro ogni contenuto c’è un algoritmo che decide quanto amplificarlo.
E con l’arrivo dell’AI la questione diventa ancora più radicale. Se le piattaforme potranno generare automaticamente contenuti perfettamente costruiti sui nostri gusti, il vero vantaggio competitivo dei creator potrebbe diventare ciò che una macchina riproduce con maggiore difficoltà: la relazione autentica con una community.
Da questa puntata
5 cose da portare a casa
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