Con Giulio Xhaet esploriamo il concetto di curiosità in tutte le sue sfaccettature, smontando i luoghi comuni e scoprendo come questo istinto primordiale sia l'unico antidoto per non delegare la nostra attenzione all'intelligenza artificiale e non soccombere alla fretta del quotidiano.
IN BREVE
La nascita del libro "Il coraggio del gatto" da una passeggiata in Finlandia.
La differenza tra curiosità esploratrice, indagatrice, guaritrice e imprenditrice.
L'uso della curiosità nativa come rifugio sicuro nei momenti di crisi.
L'impatto dei social network e l'importanza di relazionarsi con la propria community.
Il passaggio dal multitasking distruttivo al ruolo di "salvatori di tempo" in azienda.
I rischi della Generative AI quando la si usa per sostituire le proprie competenze.
La fatica della formazione online e il necessario ritorno alle aule dal vivo.
Il gioco del "Sottosopra" per immaginare un futuro ambizioso a lungo termine.
Giulio Xhaet
Partner and Head of Communication presso Newton S.p.A.
Giulio Xhaët è un consulente, formatore, saggista e digital strategist italiano, specializzato in cultura digitale, risorse umane e sviluppo dei talenti.
Il detto “La curiosità uccise il gatto” nasceva nel Medioevo per scoraggiare le menti troppo attive. L’Illuminismo, però, ci ha insegnato che è proprio il coraggio di esplorare a mantenerci vivi.
Ed è da qui che parte Giulio Xhaet nel suo libro “Il coraggio del gatto” per decostruire l’idea che la curiosità appartenga solo ai bambini o che non possa essere allenata in età adulta.
Non esiste un solo modo di essere curiosi, ma quattro dimensioni ben distinte. C’è la curiosità esploratrice, che spinge a vivere le novità in prima persona, e quella indagatrice, amante dello studio e dell’approfondimento teorico. A queste si aggiungono la curiosità guaritrice, rivolta all’ascolto e all’aiuto degli altri, e infine quella imprenditrice, che si accende di fronte alle sfide e all’intraprendenza.
Quando attraversiamo un periodo buio, il segreto non è forzarsi a uscire dalla zona di comfort, ma rifugiarsi nella propria curiosità nativa per ritrovare energia e significato prima di spingersi verso territori sconosciuti.
Nel mondo del lavoro moderno l’accelerazione tecnologica e l’iper-connessione hanno polverizzato il nostro tempo.
La vera rivoluzione in azienda non passa più dalle vecchie matrici organizzative, ma dall’educare ogni dipendente a diventare un “Time Savior”, smettendo di rubare il tempo altrui con messaggi o riunioni inutili e ricominciando a tutelare gli spazi di concentrazione profonda.
Questa stessa iper-velocità rischia di essere aggravata dall’intelligenza artificiale se usata male. Delegare la scrittura o la creatività a ChatGPT per questioni che non dominiamo annienta la nostra curiosità, trasformando il lavoro in una catena di montaggio priva di senso.
Le macchine devono fare da “avvocato del diavolo” per i nostri pensieri, non sostituirli.
Per recuperare il futuro, Xhaet suggerisce il “Gioco del Sottosopra”: costringersi a immaginare il proprio settore o la propria vita tra dieci anni ribaltando ogni regola attuale.
Un esercizio estremo per recuperare la libertà di sognare in grande e la sana ambizione di osare oltre le dinamiche a breve termine.
Da questa puntata
6 cose da portare a casa
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