Che cosa hanno in comune un palco, un’aula di formazione e un’azienda alle prese con l’intelligenza artificiale? Per Enrico Bertolino, il punto non è soltanto cosa diciamo o facciamo, ma come lo facciamo. Dalla banca alla comicità, dal public speaking all’AI, passando per il Cammino di Santiago, una conversazione sul cambiamento, sulla curiosità e sulla capacità di continuare a imparare senza perdere ciò che ci rende umani.
IN BREVE
Comicità e formazione possono avere la stessa funzione: far arrivare un messaggio coinvolgendo chi ascolta.
Il public speaking oggi è anche media training: bisogna saper comunicare in presenza, online e attraverso formati diversi.
Il problema del cambiamento non è soltanto accettare che qualcosa non funzioni più, ma capire come dirlo e come accompagnarlo.
L’AI può sostituire molte attività, ma diventa anche un’occasione per capire quale valore umano non può essere standardizzato.
Curiosità e apprendimento continuo permettono di aprire una nuova fase prima che quella precedente sia esaurita.
La leggerezza può rendere più memorabile un contenuto senza renderlo superficiale.
A volte bisogna staccarsi dai dispositivi per lasciare alla mente lo spazio di produrre idee nuove.
Enrico Bertolino
Comico, attore, autore e formatore
Enrico Bertolino è comico, attore, autore e formatore. Prima dello spettacolo ha lavorato per oltre dieci anni nel settore bancario, esperienza da cui è poi passato alla formazione comportamentale e al public speaking. Nel tempo ha unito queste competenze alla comicità, sviluppando un approccio che utilizza humour e leggerezza per affrontare temi legati a lavoro, comunicazione e cambiamento.
Prima della comicità c’era la banca. Enrico Bertolino racconta a Il Caffettino per 2 un percorso fatto di passaggi apparentemente lontani: undici anni nel settore bancario, la formazione comportamentale, il public speaking e infine il palco.
Ma il filo che tiene insieme tutto è lo stesso: osservare le persone e capire come far arrivare un messaggio. Perché formare, per Enrico, non significa riempire qualcuno di concetti, ma offrirgli qualcosa che possa fare proprio.
È anche per questo che comicità e formazione finiscono per incontrarsi. Enrico usa il sorriso per aumentare l’attenzione e rendere memorabile ciò che vuole trasmettere. Non si tratta di trasformare un corso in uno spettacolo, ma di utilizzare la leggerezza nel senso che richiama da Calvino: togliere peso senza togliere contenuto.
In un evento aziendale, come a teatro, il pubblico non è mai il problema. Se le persone smettono di ascoltare, bisogna chiedersi che cosa cambiare nel modo in cui stiamo comunicando.
Oggi questo esercizio è ancora più complesso. Il public speaking non riguarda più soltanto qualcuno davanti a una platea: ci sono videocall, streaming, smartphone, pubblici ibridi e tempi di attenzione diversi. E c’è l’intelligenza artificiale, che porta con sé una paura già vista in altre trasformazioni tecnologiche.
Enrico ricorda il passaggio dai vecchi sistemi bancari ai computer: anche allora qualcuno pensava che quella tecnologia sarebbe durata poco. Per lui il punto non è negare il cambiamento, ma trovare il proprio posto dentro di esso.
L’AI diventa allora anche una domanda su ciò che resta specificamente umano. Una macchina può analizzare dati, imparare dagli errori e svolgere attività ripetitive, ma non necessariamente aggiungere quel dettaglio imprevedibile che rende riconoscibile una persona.
Enrico cita giornalisti come Gianni Mura, Gianni Brera e Beppe Viola proprio per questo: non raccontavano soltanto un fatto, ci mettevano dentro qualcosa che apparteneva alla loro esperienza. Se la tecnologia libera tempo e lavoro operativo, la sfida è usare quello spazio per diventare più umani, non per assomigliare alle macchine.
Forse è la stessa ragione per cui Enrico continua a cercare nuovi stimoli. Racconta il Cammino di Santiago come un’esperienza di vita più che mistica: dopo l’iniziale astinenza dal telefono, camminare permette alla mente di ricominciare a muoversi da sola. E descrive la propria carriera come una successione di curve: quando una fase raggiunge il punto più alto, bisogna iniziarne un’altra prima di arrivare alla discesa.
Continuare a studiare, viaggiare, osservare e mettere in discussione le proprie abitudini diventa così un modo per non smettere di evolvere. Perché spesso ciò che invecchia davvero non è la persona, ma il modo in cui ha sempre fatto le cose.
Da questa puntata
5 cose da portare a casa
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