Insieme a Emanuela Girardi, fondatrice di Pop AI, affrontiamo la complessa sfida della sovranità digitale europea. Andando oltre i soliti allarmismi sul divario incolmabile con Stati Uniti e Cina, Emanuela traccia una via concreta per portare l'intelligenza artificiale in scuole e aziende: un percorso per governare l'innovazione senza lasciare indietro nessuno, guardando al nostro futuro tecnologico con inaspettato ottimismo.
IN BREVE
L'alfabetizzazione all'intelligenza artificiale per non creare emarginati digitali.
I progetti europei di successo che sfidano il predominio delle grandi superpotenze.
La sovranità digitale europea da costruire oltre i campanilismi dei singoli Stati.
L'impatto imminente della Physical AI per far agire gli algoritmi nel mondo reale.
L'urgenza di un Piano Marshall delle competenze per scuole e aziende.
La manipolazione cognitiva come vero rischio invisibile per le democrazie europee.
Emanuela Girardi
Fondatrice di Pop AI e Presidente di ADRA
Emanuela Girardi è Founder di Pop AI e Presidente di ADRA. Da anni in prima linea per lo sviluppo di una tecnologia etica e umanocentrica, lavora a stretto contatto con le istituzioni per connettere le eccellenze, arrivando a formare i membri del Parlamento Europeo sulle nuove frontiere dell'AI fisica e della robotica.
Siamo abituati a pensare che la partita dell’innovazione sia un affare esclusivo tra Stati Uniti e Cina, con l’Europa relegata al ruolo di spettatrice passiva.
In questa puntata de Il Caffettino per 2, Mario Moroni ne discute con Emanuela Girardi, svelando un panorama inaspettato: la nostra sovranità digitale è una sfida apertissima, ma per vincerla dobbiamo smettere di comportarci come una frammentata scacchiera di “comuni medievali” e iniziare finalmente a fare sistema.
Come fondatrice di Pop AI e Presidente di ADRA, l’associazione europea su AI, Data e Robotics, Emanuela tocca con mano quotidianamente le eccellenze del nostro continente. Dalla robotica all’avanguardia in Olanda fino ai promettenti modelli linguistici scandinavi e francesi, le tecnologie europee esistono e sono altamente competitive.
Il vero ostacolo non è la mancanza di menti brillanti, ma un’eccessiva lentezza burocratica e l’incapacità di unire i capitali per creare campioni industriali capaci di scalare il mercato globale.
La rivoluzione tecnologica, però, non fa sconti e il rischio più grave oggi è lasciare indietro una fetta enorme della popolazione.
Se non interveniamo subito con un vero e proprio “Piano Marshall” per l’educazione nelle scuole e per la formazione aziendale, l’Europa si ritroverà a fare i conti con una nuova classe di “emarginati digitali”. Ecco perché l’intelligenza artificiale deve diventare “pop”, ossia accessibile, trasparente e compresa a fondo da tutti.
A preoccupare maggiormente non è solo la riorganizzazione del mercato del lavoro. Emanuela lancia un monito cruciale contro un pericolo ben più silenzioso e profondo: la manipolazione cognitiva.
Affidare i nostri processi decisionali e la nostra informazione a chatbot e algoritmi opachi, sviluppati con logiche lontane dalle nostre, significa esporci a influenze invisibili. Sviluppare intelligenze artificiali europee vuol dire, prima di tutto, proteggere i nostri valori e le nostre democrazie.
Il prossimo, imminente capitolo si chiama “Physical AI”, la convergenza esplosiva tra intelligenza artificiale e macchine fisiche destinata a operare nel mondo reale. In questo specifico campo l’Europa, forte della sua immensa base manifatturiera, possiede un patrimonio di dati industriali inestimabile.
Questa conversazione è una potente iniezione di fiducia: abbiamo tutte le carte in regola per smettere di subire passivamente il cambiamento e iniziare, finalmente, a guidarlo.
Da questa puntata
5 cose da portare a casa
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