La tecnologia non è qualcosa che si aggiunge alla nostra vita: secondo Massimo Temporelli è una delle cose che ci rende umani. Con lui attraversiamo la storia dell’innovazione, da Galileo ed Einstein al motore elettrico, dalle stampanti 3D all’intelligenza artificiale. Un viaggio per capire perché rompere le regole non basta, perché le idee diventano innovazione solo quando cambiano davvero il mondo e perché, davanti a strumenti sempre più potenti, la capacità più importante potrebbe essere imparare a fare le domande giuste.
IN BREVE
Perché esseri umani e tecnologia sono legati molto più profondamente di quanto pensiamo.
L’innovazione non procede in linea retta: tecnologie dimenticate possono tornare quando cambiano le condizioni.
Galileo ed Einstein mostrano che per avanzare bisogna conoscere le regole prima di metterle in discussione.
Essere creativi non basta: un’innovazione deve riuscire a modificare concretamente comportamenti e abitudini.
Dalla bocciatura in matematica alla laurea in fisica e alla divulgazione scientifica.
Come le stampanti 3D hanno unito per Massimo artigianato, design, elettronica e matematica.
Con l’intelligenza artificiale diventa ancora più importante saper formulare le domande, non soltanto ottenere risposte.
Una nuova tecnologia può cambiare anche l’arte: proprio come il tubetto di colore contribuì a rendere possibile la pittura en plein air.
Massimo Temporelli
Presidente e co-founder di The FabLab, fisico e divulgatore scientifico
Massimo Temporelli è fisico e divulgatore scientifico. Da oltre vent’anni racconta scienza, tecnologia e innovazione attraverso musei, eventi, libri, podcast e contenuti digitali. Dopo la laurea in Fisica inizia a lavorare al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Negli anni successivi si avvicina al movimento maker e alle stampanti 3D, fonda The FabLab e porta avanti progetti dedicati all’incontro tra cultura scientifica, creatività e tecnologia.
Per Massimo Temporelli la tecnologia non coincide con computer, smartphone o intelligenza artificiale. Sono tecnologia anche una forchetta, un paio di scarpe o un vetro: oggetti artificiali senza i quali la nostra vita sarebbe molto diversa.
È da qui che parte il ragionamento di questa intervista de Il Caffettino per 2: gli esseri umani non si limitano a utilizzare strumenti, ma continuano a modificarli, combinarli e migliorarli. È questa capacità a distinguere il nostro rapporto con la tecnologia da quello degli altri animali e a rendere l’innovazione un processo che difficilmente riesce a fermarsi.
Ma innovare non significa semplicemente inventare qualcosa di nuovo. Massimo distingue nettamente tra creatività e innovazione: una persona può avere un’intuizione straordinaria, ma perché diventi innovazione deve trovare un riscontro nella società e modificare davvero il modo in cui le persone vivono o fanno qualcosa.
Per questo gli innovatori appaiono spesso inizialmente come eretici. Einstein mette in discussione idee consolidate sulla fisica, ma non lo fa semplicemente per ribellarsi: conosce le regole precedenti, individua un problema e propone un nuovo modello. Rompere lo status quo ha valore quando permette di costruirne uno nuovo.
La sua stessa storia personale parte da una deviazione. A scuola va male, viene bocciato e proprio matematica e tecnologia sono tra le materie in cui incontra maggiori difficoltà. Intorno ai diciotto anni decide però di mettersi alla prova scegliendo quella che gli sembra una delle facoltà più difficili: Fisica.
Arrivato a Milano scopre il piacere dello studio e, mentre si laurea, comincia a lavorare al Museo della Scienza e della Tecnologia. Raccontando macchine a vapore, esperimenti e invenzioni a famiglie e scolaresche si accorge di qualcosa che aveva già cominciato a fare spontaneamente con gli amici: trasformare concetti scientifici in storie capaci di accendere curiosità.
Lo stesso impulso lo porta anni dopo verso il mondo maker. Quando incontra le stampanti 3D vede concentrate in una sola macchina molte delle cose che lo interessano: artigianato, design, elettronica, matematica e tecnologia. Non è soltanto fascinazione per uno strumento nuovo. La possibilità di conoscere tecnologie diverse crea collegamenti che possono produrre soluzioni impreviste.
Massimo porta l’esempio delle modifiche realizzate durante la pandemia su componenti stampati in 3D: furono creati adattatori capaci di trasformare maschere da snorkeling in supporti per la respirazione. Ciò dimostra che le innovazioni non nascono dal nulla, ma spesso dall’incrocio tra conoscenze, persone e strumenti che fino a quel momento non erano stati messi insieme.
È anche così che Massimo guarda all’intelligenza artificiale. Non come a qualcosa che debba sostituire il pensiero, ma come a un nuovo strumento da aggiungere alla nostra capacità di creare. La questione diventa allora educativa: se una macchina può fornire sempre più facilmente delle risposte, agli esseri umani resta il compito fondamentale di capire quali domande valga la pena fare.
Massimo immagina competenze meno chiuse nei tradizionali silos disciplinari, capaci di mettere insieme ingegneria, filosofia, design, scienza e comunicazione. E chiude il cerchio con Renoir: anche una trasformazione apparentemente piccola come mettere il colore in un tubetto può cambiare il modo di dipingere. La tecnologia non è necessariamente l’opposto della creatività. Molto spesso è proprio ciò che le permette di trovare una forma nuova.
Da questa puntata
5 cose da portare a casa
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