Filippo Caccamo è partito dalla scuola e ha trasformato quell’esperienza in comicità e in una community capace di riempire i teatri. Con lui parliamo di insegnanti, social e nuovi modelli educativi, ma anche del lavoro necessario per trasformare la propria creatività in un progetto imprenditoriale.
IN BREVE
Come è cambiata la scuola in pochi anni e perché gli insegnanti restano centrali.
Trasformare la propria esperienza personale in materiale comico.
Il passaggio dai video sui social a migliaia di persone nei teatri.
Perché un milione di visualizzazioni non vale necessariamente più di 800 persone paganti.
Il rapporto con l’algoritmo e la pressione di dover pubblicare continuamente.
Perché serve educazione ai media già a scuola.
Cosa significa costruire uno spettacolo e continuare a investirci nel tempo.
Talia Media e il passaggio da artista a imprenditore.
Filippo Caccamo
Comico, content creator e fondatore di Talia Media
Filippo Caccamo è comico, creator e imprenditore. Ha insegnato lettere fino al 2022, trasformando progressivamente il mondo della scuola in uno dei territori principali della sua comicità. Dai video sui social è passato ai tour teatrali in tutta Italia, costruendo una community particolarmente forte tra insegnanti e persone che vivono ogni giorno la scuola. È inoltre fondatore di Talia Media, progetto nato per mettere competenze di produzione, regia, distribuzione, comunicazione e organizzazione al servizio di altri artisti.
Prima della community c’era una classe. Filippo Caccamo ha insegnato nelle scuole medie fino al 2022 e proprio nella scuola ha trovato il materiale da cui sarebbe nata gran parte della sua comicità.
Ne Il Caffettino per 2 racconta un mondo che, in pochissimi anni, vede profondamente cambiato: nuove fragilità, tecnologia, intelligenza artificiale e un ruolo dell’insegnante sempre più complesso. Ma soprattutto racconta persone, perché prima di docenti, studenti o genitori, per lui vengono sempre gli esseri umani.
I social hanno amplificato quel racconto, ma il passaggio decisivo è avvenuto fuori dallo schermo. Il pubblico che guardava i video ha iniziato a comprare biglietti e riempire teatri.
È qui che per Filippo cambia il valore dei numeri: un milione di visualizzazioni può impressionare, ma centinaia di persone che scelgono di trascorrere novanta minuti davanti a te costruiscono una relazione completamente diversa.
Il teatro richiede però qualcosa che l’algoritmo non misura. Non basta avere talento o funzionare in un video: bisogna amare il palco, viaggiare, fare date, migliorare ogni anno lo spettacolo e restituire al pubblico qualcosa in più.
Anche per questo Filippo considera fondamentale continuare a investire nel proprio lavoro invece di trattare il live come una semplice estensione dei social.
Con il tempo è cambiato anche il suo rapporto con le piattaforme. Dopo anni passati a sentire la pressione di dover pubblicare continuamente, ha iniziato a chiedersi se abbia ancora senso creare qualcosa soltanto per alimentare un algoritmo.
La sua risposta è no: meglio pubblicare quando c’è qualcosa che vale la pena raccontare e utilizzare i social come strumento, senza lasciare che diventino il metro con cui misurare la propria vita.
Da questa stessa evoluzione nasce Talia Media. Filippo prova a trasformare ciò che ha imparato costruendo la propria carriera (produzione, distribuzione, regia, comunicazione e organizzazione) in un sistema utile anche ad altri artisti.
È il passaggio dalla community all’impresa, ma senza abbandonare il punto di partenza: creare qualcosa che possa durare più del prossimo video.
Da questa puntata
4 cose da portare a casa
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