DSA: multa record da 550 milioni ad AliExpress. È finita l’era dell’alibi “siamo solo una piattaforma”?

AliExpress incassa una sanzione da 550 milioni per aver violato il Digital Services Act. Non è solo un record: è un messaggio alle big tech. L’alibi “siamo solo una piattaforma” non basta più. Ecco cosa cambia per marketplace, venditori e consumatori.

La sanzione record: cosa contesta Bruxelles

L’Unione Europea ha inflitto ad AliExpress una multa da 550 milioni di euro, la più alta finora applicata nell’ambito del Digital Services Act (DSA). L’indagine è partita il 14 marzo 2024 e, secondo la Commissione, il marketplace non avrebbe adottato misure adeguate per contrastare la vendita di prodotti illegali, contraffatti o potenzialmente pericolosi, soprattutto a causa di controlli interni insufficienti e sistemi di raccomandazione che finivano per amplificare la diffusione di contenuti non conformi. Fonte: comunicato della Commissione Europea.

Il punto chiave è la responsabilità di design e gestione: non si parla di “pochi venditori furbetti”, ma di come la piattaforma è strutturata, supervisionata e ottimizzata dagli algoritmi. In sintesi, Bruxelles contesta un approccio non allineato alle nuove regole del DSA per sicurezza, trasparenza e risk management.

  • Controlli insufficienti sui prodotti e sui merchant (verifiche d’identità e tracciabilità).
  • Moderazione inadeguata e risorse dedicate non proporzionate alle dimensioni della piattaforma.
  • Raccomandazioni che potevano favorire articoli non conformi.

Da parte sua, AliExpress non condivide la decisione, la ritiene sproporzionata e sta valutando le opzioni legali. È plausibile aspettarsi un percorso di ricorsi e un “ping pong” di dichiarazioni nei prossimi mesi.

Che cos’è il Digital Services Act e cosa chiede ai marketplace

Il DSA è il regolamento europeo che aggiorna le regole del gioco per le piattaforme online. L’obiettivo: rendere gli ambienti digitali più sicuri e trasparenti, riducendo i rischi sistemici legati a contenuti illegali, prodotti pericolosi e manipolazioni algoritmiche. Le piattaforme molto grandi (quelle con oltre 45 milioni di utenti nell’UE) hanno obblighi rafforzati.

Obblighi chiave per i marketplace

  • Know Your Business Customer: verificare l’identità dei venditori e la loro tracciabilità prima di consentire le vendite.
  • Notice & action: sistemi efficaci e rapidi per segnalare e rimuovere prodotti illegali o non conformi.
  • Trasparenza pubblicitaria e delle raccomandazioni: spiegare come funzionano gli algoritmi e offrire almeno un’opzione non profilata.
  • Valutazioni dei rischi e audit indipendenti periodici per mitigare gli impatti sistemici.
  • Cooperazione con le autorità e risposta celere alle richieste di rimozione o informazione.

In breve: più responsabilità attiva. Chi orchestra l’esperienza d’acquisto con algoritmi e reach di massa non può considerarsi un mero intermediario.

Fine del “noi siamo solo una piattaforma”?

La direzione è chiara. Le istituzioni europee non accettano più la distinzione semplice tra “intermediario neutrale” e “editore responsabile”. Se la piattaforma influenza ciò che vediamo e compriamo, allora deve prevenire e correggere i rischi che essa stessa contribuisce a generare. Il caso AliExpress si inserisce in un quadro più ampio di vigilanza anche su altri attori (social network e marketplace) con indagini e sanzioni che segnalano un cambio di passo regolatorio.

Questo non significa che le piattaforme debbano controllare tutto in anticipo né che siano colpevoli per ogni abuso dei singoli. Significa però che devono dotarsi di processi, risorse e tecnologie adeguate: prevenzione, tracciabilità, verifica dei venditori, monitoraggio dei cataloghi e governance degli algoritmi.

Cosa cambia per consumatori e venditori

Per i consumatori

  • Più sicurezza: rimozione più rapida di prodotti illegali o pericolosi, maggiore tracciabilità dei seller, più trasparenza nelle raccomandazioni.
  • Segnalazioni più semplici: strumenti chiari per denunciare articoli sospetti e ottenere feedback sull’esito.
  • Meno “rischi invisibili”: gli algoritmi dovranno essere gestiti per ridurre la spinta verso prodotti non conformi.

Per i venditori e per le piattaforme

  • Più compliance: verifiche d’identità, richieste documentali e controlli di conformità più stringenti.
  • Rischio operativo: chi non rispetta le regole può essere rimosso più velocemente; aumentano i costi del non-conforme.
  • Investimenti necessari: team trust & safety, filtri proattivi, partnership con brand e autorità per la verifica dei prodotti.

Nel medio periodo, chi opera in regola potrebbe beneficiarne: meno concorrenza sleale da parte di chi vende falsi o articoli pericolosi e un ambiente più affidabile per i clienti.

Tempistiche e deterrenza: il nodo da risolvere

Resta aperta la questione dei tempi. Se le sanzioni arrivano anni dopo le violazioni, il rischio è che vengano percepite come “costo del fare business”. Perché il DSA diventi davvero deterrente, l’enforcement deve essere più rapido, con controlli continui e misure correttive tempestive.

Prossime tappe probabili: ulteriore fase legale, piani di adeguamento, audit e nuovi test sui sistemi di raccomandazione. Nel frattempo, il messaggio politico è già passato: nel mercato digitale europeo l’accountability non è più opzionale.

Iscriviti alla newsletter e ricevi ogni mattina la puntata con le fonti.

👉 Per scoprire tutti i dettagli e l’opinione personale di Mario Moroni, ascolta la puntata completa su Spotify.