Russia spegne WhatsApp: accelerazione su Runet e spinta alla super‑app Max
Mosca ha spento WhatsApp e accelera su Runet, l’internet sovrana russa. Cosa significa per cittadini e aziende? E perché arriva ora la spinta verso Max, la super‑app di Stato sul modello cinese? Facciamo chiarezza con numeri, contesto e implicazioni concrete.
WhatsApp bloccata in Russia: cosa c’è dietro lo stop
Il Cremlino ha completato il blocco di WhatsApp, chiudendo il cerchio sulle app del gruppo Meta già colpite in precedenza. Secondo Il Sole 24 Ore, la motivazione ufficiale è il mancato rispetto delle leggi russe, compresa la gestione dei contenuti ritenuti legati al terrorismo.
Il tassello arriva dopo una sequenza ormai nota: nel 2022 Meta è stata dichiarata “organizzazione estremista” da un tribunale russo, con il conseguente blocco di Facebook e Instagram; nel 2023 e 2024 sono arrivate nuove multe; oggi tocca a WhatsApp, storicamente l’ultimo canale occidentale rimasto diffuso nel Paese. Parliamo di un impatto enorme: si stimano circa 95 milioni di utenti coinvolti, dopo anni in cui l’app aveva superato ampiamente la soglia dei 100 milioni.
Cosa cambia subito
- Comunicazioni più difficili tra Russia e resto del mondo: le famiglie e i team internazionali dovranno riorganizzare i canali.
- Uso di VPN e workaround tecnici: possibili a macchia di leopardo, ma rischiosi e soggetti a ulteriori restrizioni.
- Migrazione forzata verso alternative domestiche, parte dell’ecosistema Runet.
- Per brand e aziende: assistenza clienti e marketing dovranno ripensare presidi e metriche, con ricadute su CRM e costi operativi.
Runet: l’internet sovrana russa spiegata semplice
Runet è il progetto russo per costruire un ecosistema digitale chiuso, gestito dal governo e indipendente da fornitori occidentali. Un’internet “a isole”, dove regolazione, infrastruttura e piattaforme seguono regole nazionali, con un controllo stretto su traffico e servizi.
Obiettivi dichiarati ed effetti reali
- Obiettivi ufficiali: sicurezza nazionale, resilienza tecnologica, continuità dei servizi anche nell’eventualità di crisi.
- Effetti concreti: maggior controllo informativo, dipendenza degli utenti da piattaforme di Stato, minor concorrenza e minore tutela della privacy.
La direzione è chiara: ridurre drasticamente la dipendenza dei cittadini russi da app e servizi occidentali, spingendo su un modello chiuso e sovrano che ricorda quello cinese.
Max, la super‑app che diventa obbligatoria sui nuovi smartphone
Il blocco di WhatsApp coincide con la promozione di Max, la super‑app “omni comprensiva” voluta dalle autorità. Max è preinstallata e obbligatoria su tutti i dispositivi venduti in Russia da settembre del 2025. L’obiettivo è creare un’unica porta d’accesso a messaggistica, pagamenti, servizi pubblici, e‑commerce, intrattenimento: una WeChat alla russa.
Max nasce nell’orbita dell’ecosistema tecnologico intorno a VKontakte, il social fondato da Pavel e Nikolai Durov e poi passato nel tempo a soggetti più vicini al Cremlino. Qui il punto non è la nostalgia dei “vecchi” social, ma il perno strategico: concentrare funzioni vitali in un’unica app nazionale.
Privacy e sicurezza: niente end‑to‑end
A differenza di WhatsApp, Max non utilizza la crittografia end‑to‑end. Questo significa che i messaggi non sono cifrati “da dispositivo a dispositivo” e l’accesso delle autorità per motivi di sicurezza è tecnicamente possibile. Sul piano pratico, gli utenti rinunciano a uno standard di protezione diventato normale in Occidente, con impatti su privacy personale, attività professionali e segreto industriale.
Perché l’accelerazione adesso
- Controllo dell’informazione: limitare canali esterni in un contesto geopolitico teso.
- Politica industriale: sostituire servizi stranieri con soluzioni domestiche per trattenere dati e valore economico.
- Allineamento al modello cinese: un’unica super‑app diventa uno strumento utile per il governo russo.
- Compliance forzata: con l’obbligo di installare Max sui nuovi smartphone dal 2025, la migrazione degli utenti è guidata per legge.
Implicazioni per utenti e aziende fuori e dentro la Russia
- Consumatori: conversazioni transfrontaliere più complesse; alcuni servizi digitali occidentali non saranno più accessibili o affidabili senza rischi.
- Brand e marketing: serve ripianificare i canali verso audience russe, puntando su piattaforme locali autorizzate, owned media e contenuti web accessibili da Runet.
- Customer service: assistenza via chat da ripensare; valutare soluzioni su canali conformi alla normativa russa.
- Dati e compliance: attenzione a dove sono trattati i dati dei clienti russi e alla conservazione locale; rischio di sanzioni per chi ignora le regole.
- Cybersecurity: evitare soluzioni improvvisate; politiche chiare per i team che lavorano con partner russi e strumenti aziendali con crittografia forte dove consentito.
Un web che si frantuma: la “splinternet” è già qui
Per anni Internet è stata sinonimo di apertura. Oggi assistiamo alla formazione di blocchi tecnologici separati: Stati Uniti, Europa, Cina, India e adesso una Russia sempre più chiusa con Runet. Il caso WhatsApp è un campanello d’allarme: quando l’accesso ai servizi dipende dalle frontiere, a rimetterci sono innovazione, concorrenza e diritti digitali. Pensare che “da noi” non possa succedere è il modo migliore per non accorgersene in tempo.
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