TAR del Lazio blocca lo stop: la verifica dell’età su Pornhub slitta. E adesso?

La verifica dell’età online torna al centro del dibattito: il TAR del Lazio ha accolto il ricorso di Aylo (la società dietro Pornhub), rinviando lo stop. Cosa cambia per utenti, piattaforme e tutela dei minori? E quali soluzioni sono davvero praticabili?

Il ricorso accolto e lo stop rinviato

Il nodo è noto: come impedire ai minori di accedere ai siti per adulti senza distruggere privacy e usabilità? Dopo settimane di incertezza, il TAR del Lazio ha accolto il ricorso di Aylo, sospendendo di fatto lo stop che imponeva a Pornhub l’implementazione immediata di un sistema di verifica dell’età dedicato agli utenti italiani.

Nel frattempo, era arrivato anche un chiarimento di AGCOM: la prima “falsa partenza” del blocco aveva messo in luce che l’obbligo operativo era più diretto per le piattaforme con sede in Italia, mentre per quelle con sede estera si prospettava una scadenza successiva. Il risultato? Un quadro normativo in movimento, con scadenze e perimetri applicativi non sempre omogenei.

Secondo quanto riportato da Punto Informatico, la decisione del TAR congela lo stop e apre una fase di ulteriore valutazione su metodi e responsabilità della verifica.

Cosa significa in concreto

  • Per gli utenti: l’accesso ai siti del gruppo Aylo in Italia prosegue regolarmente, in attesa di sviluppi.
  • Per le piattaforme: l’obbligo immediato di adottare un sistema di verifica viene rinviato, ma il tema resta sul tavolo.
  • Per il mercato: si allunga la finestra per discutere standard tecnici, garanzie di privacy e responsabilità degli attori coinvolti.

Il problema tecnico–politico: verificare l’età senza tradire la privacy

Aylo ha contestato l’efficacia e la sicurezza delle soluzioni prospettate finora. Il punto centrale è chiaro: l’uso di piattaforme terze per la verifica può entrare in rotta di collisione con la privacy, senza offrire certezze reali sulla protezione dei minori.

I rischi evidenziati

  • Spinta verso canali opachi: requisiti rigidi su siti noti rischiano di deviare il traffico verso piattaforme non regolamentate o illegali.
  • Elusione dei controlli: VPN e mirror sono armi già collaudate per aggirare i blocchi, soprattutto tra i più smaliziati.
  • Privacy e sicurezza dati: centralizzare verifiche e identificazioni può creare nuovi punti di attacco e rischi di tracciamento.
  • Falsi positivi/negativi: sistemi mal progettati penalizzano adulti legittimi e non fermano davvero i minorenni determinati.

Decreto Caivano, AGCOM e TAR: chi decide cosa

Il Decreto Caivano ha dato un’accelerata politica al tema, spingendo verso misure di verifica per i siti “adult”. AGCOM ha il compito di tradurre gli indirizzi in regolazione e enforcement, distinguendo tra piattaforme italiane ed estere. Il TAR del Lazio, con l’accoglimento del ricorso di Aylo, ha rimesso in discussione tempi e modalità di applicazione. Tradotto: il perimetro non è chiuso. Le decisioni dei prossimi mesi chiariranno responsabilità, tecnologia e processi.

Le possibili strade in discussione

Nell’ecosistema europeo è allo studio un portafoglio digitale europeo (European Digital Identity Wallet), che potrebbe abilitare attestazioni di età sicure e minimali, senza condividere l’identità completa. Un’altra ipotesi spesso discussa è la verifica lato dispositivo, cioè legare il device a un profilo certificato (genitore/tutore/adulto) per sbloccare categorie di contenuto.

Verifica lato dispositivo

  • Pro: riduce la condivisione di dati con ogni sito; frizione una tantum; può estendersi anche ai social.
  • Contro: richiede standard comuni tra produttori e store; rischi di esclusione per dispositivi vecchi; gestione complicata dei profili condivisi.

Portafoglio digitale europeo

  • Pro: attestazioni di età “privacy-preserving” (dimostri l’età senza esporre l’identità); interoperabilità transfrontaliera; controllo all’utente.
  • Contro: adozione lenta; serve user experience impeccabile; necessarie regole chiare per provider e siti che consumano l’attestazione.

Domande aperte che il mercato deve chiarire

  • Qual è l’età minima? 16 o 18? Uniforme in UE o variabile per Paese? La soglia influenza progettazione, enforcement e responsabilità.
  • Chi conserva i dati? Meglio attestazioni “zero-knowledge” che non lasciano tracce utili a profilare.
  • Come evitare lock-in e abusi? Servono standard aperti, audit indipendenti e sanzioni per i player scorretti.
  • Come proteggere davvero i minori? La tecnologia è necessaria ma non sufficiente: educazione digitale e parental control restano fattori chiave.

Cosa cambia oggi: indicazioni pragmatiche

  • Utenti: l’accesso ai siti del gruppo Aylo resta attivo. Attenzione a privacy, phishing e piattaforme non regolamentate che prosperano nei periodi di incertezza.
  • Genitori/educatori: rafforzare i controlli parentali e parlare apertamente di rischi online. La cultura digitale incide più di qualunque blocco improvvisato.
  • Piattaforme: preparare scenari di conformità che minimizzino la raccolta dati (principio di minimizzazione), logiche di età verificata riutilizzabili e auditabili.
  • Istituzioni: favorire test pilota su wallet e attestazioni d’età, con trasparenza tecnica e confronto pubblico prima dell’enforcement.

Il rinvio deciso dal TAR non chiude il tema: lo riapre in modo più adulto. Senza soluzioni tecnicamente solide e rispettose della privacy, il rischio è solo spostare il problema altrove.

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