Meta taglia 1.500 ruoli nella VR: fine dell’hype del metaverso e scommessa sugli indossabili AI

Il castello del metaverso scricchiola: Meta riduce di 1.500 unità il team di realtà virtuale e chiude un capitolo che dal 2020 avrebbe bruciato oltre 77 miliardi di dollari. Al suo posto, una nuova puntata della saga tech: gli indossabili con intelligenza artificiale. È davvero la mossa giusta o solo un nuovo giro sulle montagne russe dell’hype?

Il taglio a Reality Labs: quando il conto arriva

La notizia è semplice e brutale: Meta ha avviato un nuovo round di licenziamenti, questa volta colpendo la divisione Reality Labs, quella dedicata a realtà virtuale e metaverso. Secondo diverse ricostruzioni, parliamo di circa 1.500 ruoli in meno. Il segnale è chiaro: il progetto che doveva riscrivere Internet in chiave immersiva non ha mantenuto le promesse, almeno nei tempi e nei numeri attesi.

Dal rebrand di Facebook a Meta in poi, l’azienda ha spinto forte su Oculus/Quest, piattaforme come Horizon Worlds e una visione “always-on” della socialità virtuale. Ma i risultati economici non hanno tenuto il passo: dal 2020, le perdite cumulate della business unit sono stimate in oltre 77 miliardi di dollari. È il conto dell’hype, di scelte aggressive e di un mercato che non si è acceso quanto sperato.

Per contesto e approfondimenti, puoi leggere anche l’articolo di Futurism, che ripercorre licenziamenti e riposizionamento strategico.

Perché la VR non ha sfondato (ancora)

I motivi sono noti a chi segue il settore:

  • Barriera hardware: visori ingombranti, autonomia limitata, costi non banali. Non sono (ancora) oggetti da tutti i giorni.
  • Fattore comfort e socialità: mettere qualcosa in faccia per ore non è comodo e l’effetto “isolamento” non aiuta la social adoption.
  • Use case deboli fuori dal gaming: il lavoro in VR e gli eventi virtuali non hanno trovato trazione di massa.
  • Ecosistema contenuti: poche “killer app” davvero indispensabili per convincere il pubblico generalista.

Il tutto mentre l’attenzione degli utenti si è spostata altrove, tra short video, AI generativa e piattaforme conversazionali.

Dalla VR agli indossabili AI: cambio di rotta, stesso problema

Meta non si arrende, ma cambia obiettivo. Il nuovo orizzonte sono dispositivi indossabili basati sull’AI: occhiali intelligenti, assistenti vocali contestuali, interfacce che ampliano (o sostituiscono) lo smartphone. Non è un salto nel vuoto: anche altre big tech stanno lavorando in questa direzione, segno che la “next interface” è la vera ossessione del settore.

Indossabili AI: opportunità e trappole

Rispetto alla VR, gli indossabili hanno il vantaggio di essere meno invasivi e più “portabili” nella vita quotidiana. Ma non è tutto in discesa:

  • Privacy e sicurezza: videocamere e microfoni sempre attivi sollevano interrogativi legali e reputazionali.
  • Valore d’uso: per convincere serve un vantaggio chiaro rispetto allo smartphone. “Comodo ma non indispensabile” non regge nel lungo periodo.
  • Design e social acceptance: il device deve sparire, non farsi notare. Altrimenti torna il problema “Google Glass”.
  • Batteria e costi: l’AI on-device richiede potenza; potenza richiede energia; energia significa compromessi su peso, autonomia e prezzo.

La scommessa, insomma, sposta il rischio più che eliminarlo. È un tentativo di intercettare il prossimo standard dell’interazione, ma con gli stessi ostacoli chiave: adozione, casi d’uso e sostenibilità economica.

Il sentiment del mercato: meno hype, più numeri

Gli investitori guardano a tre segnali concreti:

  • Riduzione dei costi su progetti a lunga gestazione (come il metaverso) e focus su ricavi più vicini al core business.
  • Prodotti AI monetizzabili in tempi ragionevoli: assistenti, pubblicità potenziata, tool per creator e brand.
  • Metriche di adozione chiare: utenti attivi, retention, tempo speso e funnel paganti. L’era degli “annunci visione” a costo illimitato è finita.

Da qui l’urgenza del taglio sui team VR e lo spostamento degli investimenti verso device e servizi AI dove la domanda potrebbe accendersi più rapidamente.

Utenti più passivi, community più selettive

C’è un trend che va oltre Meta: su molte piattaforme social gli utenti pubblicano meno e consumano di più. Meno voglia di esporsi, più scroll passivo. È anche per questo che spazi come Reddit o community di nicchia crescono: offrono utilità, non solo intrattenimento.

Per chi fa business, questo significa puntare su contenuti utili, conversazioni di qualità e formati “a risposta” (Q&A, guide pratiche, tool). L’AI può aiutare, ma il cuore resta la relazione: dare risposte concrete batte l’effetto wow.

Regole del gioco: reputazione e lobbying sotto i riflettori

A complicare lo scenario, c’è anche il tema regolatorio. Secondo un dossier citato da varie testate, tra cui il monitoraggio di realtà come Corporate Europe Observatory e LobbyControl, le big tech, Meta inclusa, avrebbero intensificato gli incontri politici in Europa per influenzare le regole su AI e privacy. Sono ricostruzioni che andranno verificate e contestualizzate, ma indicano una cosa: la reputazione è ormai un asset operativo, non un dettaglio di PR.

Tradotto: più i prodotti AI toccano la vita reale (occhiali, assistenti, riconoscimento), più la licenza sociale e il perimetro normativo pesano sul go-to-market.

Cosa significa per aziende, creator e professionisti

  • Pragmatismo AI-first: usa l’AI dove crea efficienza (customer care, analisi contenuti, SEO tecnico, automazioni), non per “fare scena”.
  • Esperienze ibride, non solo device: l’indossabile ha senso se migliora davvero l’esperienza cliente, dal pre-vendita al post-vendita.
  • Contenuti utili e ricercabili: guide, checklist, how-to. Gli utenti cercano soluzioni, non slogan.
  • Presidio delle community: meno broadcasting, più conversazione. Forum, gruppi tematici e spazi di supporto funzionano.
  • Privacy by design: se tocchi dati sensibili o registri ambienti, metti regole chiare. La fiducia è conversione.
  • Misura e iterazione: test rapidi, KPI semplici (retention, task completati, lead qualificati). Se un device non sposta il business, taglia.

Fonti e approfondimenti

Conclusione

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