Scuola e maturità 2026: perché 7 professori su 10 usano l’IA (e cosa cambierà davvero)

L’intelligenza artificiale è già entrata in classe: secondo l’Associazione Italiana Editori (Aie), sette docenti su dieci la usano per preparare lezioni, test ed esercizi. Ma cosa significa per la maturità, per i libri di testo e per studenti e genitori? Ecco numeri, rischi e opportunità da conoscere prima degli esami.

I numeri che contano: l’IA è già prassi (non più promessa)

Altro che fantascienza: l’IA è ormai routine nella didattica italiana. L’indagine dell’Associazione Italiana Editori, presentata alla Camera dei Deputati durante l’evento “Il Valore della Conoscenza” e riportata da la Repubblica, dice chiaramente tre cose:

  • Il 74% dei docenti usa strumenti di intelligenza artificiale per l’attività didattica.
  • Il 28% li utilizza ogni giorno, segno che non parliamo di esperimenti sporadici.
  • Il 69% dichiara consapevolezza dei risvolti legali (diritto d’autore e uso dei contenuti), ma resta un 31% da formare con urgenza.

Non è poco, soprattutto considerando che l’adozione avviene con grande eterogeneità tra aree del Paese e tipologie di scuole. La fotografia è chiara: la scuola si sta muovendo in avanti, spesso più velocemente del dibattito pubblico.

Dove e come la usano i docenti

  • Preparazione di materiali (lezioni, slide, schede) in modo rapido e aggiornato.
  • Creazione di esercizi e verifiche con livelli di difficoltà differenziati.
  • Supporto alla valutazione con rubriche e griglie più chiare.
  • Personalizzazione di attività per bisogni specifici degli studenti.
  • Riformulazione e semplificazione di testi per favorire la comprensione.

Tradotto: l’IA funziona come un acceleratore per il “dietro le quinte” del lavoro docente. Ottimizza tempo e organizzazione, lasciando più spazio alla didattica vera, al confronto in aula e alla costruzione delle competenze.

Libri vs IA? Sbagliato. La partita è integrazione intelligente

L’IA non ha “mandato in pensione” i libri. Anzi. I dati dicono che il 99% dei docenti usa il libro in classe e l’81% lo assegna per i compiti a casa. Il manuale resta lo scheletro autorevole del percorso: garantisce sequenza, riferimenti affidabili e un lessico comune. L’IA, dal canto suo, è flessibile, veloce, personalizzabile.

La vera sfida non è scegliere chi vince: è capire quando serve la struttura del libro e quando è utile la velocità dell’IA. Il rischio? Semplificare il dibattito in una sterile guerra. L’opportunità? Creare una didattica più ricca, che usa entrambi gli strumenti con consapevolezza.

Maturità alle porte: cosa può cambiare davvero

Per gli studenti: preparazione più mirata (se guidata bene)

Con docenti che sanno usare l’IA, la preparazione alla maturità può diventare più efficace. Simulazioni di prove, mappe concettuali, spiegazioni alternative su argomenti critici: sono leve utili per colmare lacune e consolidare i punti deboli. Ma serve una guida chiara: da soli, gli studenti rischiano scorciatoie (riassunti generici, tesine “piatte”) invece di sviluppare pensiero critico e metodo.

Per le commissioni: regole chiare e valutazioni autentiche

Il dato sulla consapevolezza legale (69%) è incoraggiante, ma non basta. Alla maturità contano processi trasparenti e valutazioni autentiche che riducano il valore del “copia e incolla”. Questo significa:

  • Maggiore peso a colloqui orali, passaggi di ragionamento e dossier di lavoro documentati.
  • Chiarezza sulle politiche d’uso dell’IA per materiali e bibliografie.
  • Coerenza delle commissioni su criteri e strumenti, per evitare disparità.

La scuola può e deve anticipare i rischi, invece di inseguirli. Regole semplici, spiegate bene a studenti e famiglie, sono già metà del lavoro.

Il nodo vero: competenze e governance (non tecnologia)

L’IA non sostituisce la didattica: la amplifica. Se la base è debole, amplifica anche gli errori. Ecco le priorità che le scuole dovrebbero mettere a terra subito:

  • Policy d’istituto chiare su quando e come si può usare l’IA (a scuola e a casa).
  • Formazione docenti continua su prompt, verifica delle fonti e limiti degli strumenti.
  • Educazione all’IA per gli studenti: bias, privacy, copyright, citazioni.
  • Compiti: più project work, problem solving, orali argomentativi.
  • Trasparenza: dichiarare quando un contenuto è stato supportato da IA.

Un punto spesso ignorato: l’Italia è “a macchia di leopardo”. Tra grandi città e provincia, tra nord e sud, tra scuole con laboratori aggiornati e altre senza, l’adozione cambia molto. Parlare di media nazionali è utile, ma non basta per le decisioni operative.

Cosa possono fare ora docenti, studenti e genitori

Docenti

  • Scegliere 2–3 strumenti IA affidabili e impararli bene, invece di provarne 20 superficialmente.
  • Creare template (rubriche, griglie, checklist) da riutilizzare e condividere con i colleghi.
  • Richiedere in collegio linee guida d’istituto e momenti di formazione interna.

Studenti

  • Usare l’IA per capire meglio (spiegazioni alternative, esempi), non per evitare di studiare.
  • Chiedere feedback su processo e fonti, non solo sul risultato finale.
  • Allenarsi all’orale: sintesi, argomentazione, collegamenti tra materie.

Genitori

  • Informarsi su come la scuola regola l’uso dell’IA e chiedere trasparenza.
  • Favorire un approccio critico: verificare le informazioni, non accettarle a scatola chiusa.
  • Valorizzare il metodo di studio più del voto immediato.

Se c’è un messaggio da portare a casa è semplice: libri e IA non sono nemici. La differenza la fa l’uso che ne facciamo. Con regole chiare e competenze solide, l’IA può rendere la scuola più giusta, efficace e vicina ai bisogni reali degli studenti, anche in vista della maturità.

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