Parlamento UE spegne le funzioni AI sui device di lavoro: sicurezza, privacy e alternative “made in Europe”

Stop alle funzioni AI integrate sui tablet di eurodeputati e staff. Misura drastica per proteggere dati e cybersecurity, che apre domande scomode: come si usa l’AI in modo sicuro nelle organizzazioni? E quali alternative europee abbiamo davvero, oggi, per non restare scoperti?

Cosa è successo e perché conta

Il Parlamento europeo ha disattivato le funzionalità di intelligenza artificiale integrate sui dispositivi di lavoro di parlamentari e personale. La decisione nasce da una valutazione interna: il reparto IT non può garantire la sicurezza dei dati con questi strumenti attivi. La notizia arriva da un’email interna riportata da Politico, che parla esplicitamente di rischi per cybersecurity e protezione dei dati.

Non è un caso isolato: molte aziende stanno limitando l’uso di chatbot pubblici e funzioni “AI assistita” integrate in software di produttività. Il motivo? Evitare che documenti riservati finiscano, per errore, in servizi che li conservano o li usano per addestrare modelli.

Perché adesso

La diffusione di funzionalità AI “default-on” nei software rende facile — e invisibile — inviare contenuti sensibili a servizi esterni. Se il fornitore non garantisce confinamento dei dati, retention limitata e no-training, il rischio di fuga informativa diventa strutturale.

Sicurezza e privacy: il nodo critico

Il problema non è l’AI in sé, ma l’esposizione involontaria di informazioni:

  • Inserimento di dati riservati (contratti, piani, elenchi clienti) in chatbot pubblici.
  • Telemetria “invisibile” di funzioni AI integrate che inviano testo, prompt e contesto ai server del vendor.
  • Ambiguità contrattuale su conservazione, training e subfornitori.

Negli ultimi mesi, casi documentati nel settore pubblico e privato hanno mostrato come contenuti caricati in versioni pubbliche dei chatbot possano diventare rintracciabili da sistemi di sicurezza: un campanello d’allarme per chi maneggia dati sensibili.

Dal “ban” dei social alle AI integrate: storia che si ripete

Il Parlamento UE aveva già imposto restrizioni a piattaforme social considerate a rischio sui device istituzionali. Ora tocca all’AI integrata. La logica è coerente: ridurre la superficie d’attacco e prevenire l’esfiltrazione di dati. Ma un divieto tecnico non basta, soprattutto quando lo staff può usare dispositivi personali e servizi consumer: lo shadow AI non si ferma con un toggle.

Il paradosso operativo: i divieti non bastano

Senza alternative sicure e processi chiari, le persone cercano scorciatoie. Servono tre mosse pratiche:

  • Policy chiare: cosa si può fare, con quali strumenti e con quali dati.
  • Strumenti consentiti: opzioni “enterprise” o locali con controlli e logging.
  • Formazione: esempi concreti di rischi, errori da evitare e best practice.

Cosa fare subito in aziende e PA

  • Classificare i dati: definire cosa non può mai uscire (es. segreti industriali, dati sensibili/giudiziari) e quali contenuti sono ammessi nei tool AI.
  • Usare versioni enterprise dei modelli con no-training contrattuale, retention minima e confini di dati UE documentati.
  • Introdurre un “AI gateway” (proxy di sicurezza) che filtra prompt/output, oscura PII, blocca upload di file proibiti e mantiene audit trail.
  • Preferire on-prem o cloud europeo per casi sensibili, con cifratura, controllo dei log e identity aziendale.
  • Valutazioni d’impatto (DPIA) e clausole DPA solide con i fornitori; mappare sub-processors e giurisdizioni.
  • Test e red teaming sui prompt (prompt injection, data leakage) e sulle integrazioni RAG.
  • Formazione continua per ridurre errori umani e “prompting” rischioso.

Alternative europee: cosa c’è sul tavolo

L’Europa non parte da zero, ma il percorso è ancora in salita. Alcune opzioni reali:

  • Modelli europei: Mistral (FR) offre modelli veloci e versioni enterprise; Aleph Alpha (DE) punta su tracciabilità e controllo. Sono candidati per implementazioni “sovereign”.
  • Open source self-hosted: modelli come Llama-based e Mistral open possono essere eseguiti on-prem o su cloud europeo, mantenendo i dati in casa (serve governance e MLOps).
  • Suite e collaborazione europee: stack open come Nextcloud con OnlyOffice/Collabora, alternative a posta/agenda e produttività con hosting UE, per ridurre la dipendenza dai big tech extra-UE.
  • Vector DB e retrieval EU-based: componenti chiave (es. database vettoriali e pipeline RAG) ospitati in data center UE per garantire controllo del contenuto indicizzato.

Attenzione però ai compromessi: molte organizzazioni continueranno a usare suite globali con data boundary UE e clausole no-training, almeno finché lo stack europeo non raggiunge parità di funzionalità e TCO.

Implicazioni per istituzioni e mercato

Il segnale del Parlamento UE è chiaro: priorità a sicurezza e protezione dei dati rispetto alla comodità delle funzioni AI integrate. Nei prossimi mesi è lecito aspettarsi:

  • Linee guida interne più restrittive su AI generativa, con whitelist di strumenti verificati.
  • Procurement orientato a soluzioni “sovereign” o con solide garanzie contrattuali.
  • Maggiore trasparenza dei vendor su telemetria, retention e subfornitori.
  • Pressione regolatoria in scia all’AI Act, con attenzione speciale ai dati sensibili e ai casi d’uso ad alto rischio.

Per chi lavora in azienda o nella PA, la strategia vincente è pragmatica: adottare strumenti sicuri, governare i rischi e misurare il valore. L’alternativa è lasciare spazio allo shadow AI, con più rischi e zero controllo.

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