Google spinge le ricette AI in SERP: i food blogger perdono traffico (e fatturato)
Ricette generate dall’intelligenza artificiale direttamente in Google e meno clic ai siti: il settore food sul web è entrato in una fase critica. I “riassunti” e le risposte in AI-Mode intercettano l’intento di chi cerca “come si fa” e chi pubblica ricette vede cali drastici nelle visite proprio nel periodo più ricco, quello delle festività. Cosa sta succedendo e cosa può fare chi crea contenuti in cucina? Ecco il quadro, senza giri di parole.
Cos’è l’AI-Mode di Google e perché tocca il mondo delle ricette
L’AI-Mode è l’estensione della ricerca di Google con risposte generate dall’intelligenza artificiale. In pratica, per molte query informative (come “ricetta carbonara” o “quanto cuoce il salmone al forno”) Google propone un box AI con sintesi, passaggi, ingredienti e—sempre più spesso—una ricetta “composita” prodotta dall’algoritmo.
Il problema? Quando l’utente trova subito ciò che gli serve, non clicca più sui risultati organici. Succede da anni con le ricerche “no-click”, ma qui l’effetto è amplificato: una ricetta completa in SERP elimina il motivo per cui andare sul blog. Come riporta The Guardian, diversi creator food stanno vedendo crollare il traffico perché Google “risolve” l’intento senza passare dai loro contenuti.
Cosa stanno sperimentando i food blogger
Ricette pronte in pagina = clic che evaporano
Se Google mostra ingredienti e passaggi in alto, il blog perde la visita. Meno sessioni significa meno impression pubblicitarie, meno affiliazioni, meno iscrizioni alla newsletter. Il periodo natalizio—che tradizionalmente traina CPM e ricerche di cucina—diventa una montagna da scalare con scarponi slacciati. E non è solo stagionalità: molti riportano trend in negativo da mesi.
Ricette generate: comode, ma non sempre affidabili
Le ricette AI funzionano “abbastanza benino” quando i piatti sono standard e i dati sono abbondanti. Ma nel food le sfumature contano: quantità, tecniche, tempi, varianti. L’AI mescola fonti diverse e può proporre passaggi incoerenti o imprecisi. Questo apre due fronti:
- Esperienza utente: se la ricetta AI è sbagliata, chi paga il prezzo è l’utente che brucia la cena.
- Merito e attribuzione: l’algoritmo combina lavori di creator reali, ma il valore torna a Google, non a chi ha scritto, testato e fotografato la ricetta.
Secondo The Guardian, molti blogger evitano persino di esporsi pubblicamente sul tema per timore di perdere collaborazioni o traffico residuo. Segnale di un ecosistema fragile.
Impatto economico immediato
Per chi monetizza con display, programmatic e sponsorizzazioni, il calo di traffico è un colpo diretto al conto economico. Il quarto trimestre pesa in modo sproporzionato su fatturato e marginalità: se le visite scendono proprio a dicembre—complice anche l’AI in SERP—l’anno si chiude in rosso. E quando il modello è “ricette = visite = pubblicità”, la catena si spezza di botto.
Cosa cambia (davvero) nella SEO per ricette e contenuti culinari
Dalla guida passo-passo alla risposta “istantanea”
Le query informazionali pure (“come fare la besciamella”) sono le più esposte alla sostituzione con la risposta AI. In altre parole, il terreno tipico del blog di ricette—base, tecniche, varianti mainstream—è oggi il più vulnerabile. Il contenuto che prima vinceva per completezza ora compete con un box generativo che risponde in un secondo. Serve ripensare l’architettura editoriale.
E-E-A-T non è uno slogan: è sopravvivenza
Esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità (E-E-A-T) diventano il differenziale umano. Non basta l’elenco ingredienti: servono segnali concreti che l’AI non replica facilmente, come:
- Test reali e varianti provate con note su errori comuni e “perché” tecnici.
- Trasparenza su tempi, strumenti, difficoltà e alternative per allergie/intolleranze.
- Brand e comunità: riconoscibilità, firma autoriale, commenti moderati, feedback documentati.
Questi elementi aiutano l’utente e—quando c’è click—rafforzano segnali qualitativi che possono ancora fare la differenza nei risultati tradizionali e nelle superfici non AI.
Intento di ricerca: dove l’AI è debole
Non tutte le ricerche sono uguali. L’AI è forte sulle query standard e “chiuse”; è più debole quando subentrano:
- Personalizzazione (diete specifiche, allergie, ingredienti locali).
- Storie e contesto (origine del piatto, cultura, pairing con vini, consigli di food cost).
- Scoperta e ispirazione (menu completi, idee per occasioni, lista della spesa smart).
Qui un contenuto editoriale ben progettato può ancora vincere in piattaforme, newsletter e social—e portare traffico di qualità.
Strategie pratiche: cosa fare adesso (oltre il panico)
Bloccare lo scraping? Non basta
Mettere barriere tecniche per impedire che l’AI “legga” i contenuti può sembrare una soluzione, ma nella pratica è quasi impossibile da far rispettare e rischia di tagliare fuori anche opportunità legittime. La verità è scomoda: oggi i creator hanno poco controllo su come i loro contenuti vengono rielaborati. È più utile diversificare il rischio che cercare un “no” assoluto.
Diversificare i ricavi, non solo le ricette
- Newsletter proprietaria con ricette stagionali, menu e consigli esclusivi: è il canale che l’AI non ti porta via.
- Prodotti digitali (ebook, calendari menu, percorsi “30 giorni senza sprechi”, meal prep): margini alti e zero intermediari.
- Community a pagamento o membership con ricette testate, q&a mensili, sconti partner.
- Servizi B2B: sviluppo ricette per brand, shooting, consulenze editoriali.
- Affiliazioni “smart” su utensili davvero testati e ingredienti premium con guide d’acquisto autorevoli.
Format e canali: presidiare dove l’AI arriva dopo
- Video brevi (Reels, Shorts): dimostrano la manualità, costruiscono fiducia e portano al sito o alla newsletter.
- Long video con approfondimenti tecnici: tagli da chef, food science, errori da evitare.
- Ricette “a prova di AI”: piatti regionali poco documentati, ingredienti di stagione locali, tecniche avanzate con spiegazioni che l’AI fatica a standardizzare.
- Struttura dei contenuti: schede chiare, tempi, dosi per porzioni, sostituzioni testate, FAQ. Se l’utente arriva, deve restare.
Il ruolo delle piattaforme: compensare chi crea valore
Se l’AI usa, combina e presenta ricette basate su lavori originali, il tema dell’equa remunerazione non è più rinviabile. I creator chiedono trasparenza e, idealmente, compensi quando i loro contenuti alimentano risposte che sostituiscono il click. Anche The Guardian mette in luce la tensione tra innovazione e sostenibilità dei piccoli editori. Senza un meccanismo di ritorno economico, un pezzo dell’ecosistema editoriale rischia l’estinzione.
Cosa monitorare nei prossimi mesi
- Copertura dell’AI-Mode: su quali query compaiono le risposte AI e con quale profondità.
- CTR organico per cluster di ricette: base, intermedie, specialistiche; capire dove investire.
- Traffico diretto e da newsletter: vero termometro della forza del brand.
- Qualità delle risposte AI: screenshot e test periodici per documentare errori e opportunità.
- Nuove policy e accordi: eventuali strumenti per attribuzione/compenso dei contenuti usati dall’AI.
Non è la fine del food blogging, ma la fine dell’ingenuità: il contenuto “generico” non regge più. Serve specializzazione, proprietà del pubblico e formati che mostrano esperienza reale. L’AI accelera, ma non cucina al posto tuo: se costruisci fiducia e valore, una fetta di mercato c’è ancora.
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