Google vuole diventare una super app? Opportunità, rischi e il ruolo di Gemini
Google sta mettendo insieme ricerca, pagamenti, messaggi e AI. L’obiettivo è chiaro: somigliare a WeChat. Ma una all-in-one occidentale è davvero ciò che vogliamo come utenti e imprese?
Perché tutti puntano alla “everything app”
È il sogno ricorrente delle Big Tech: trasformare un’app in un ecosistema dove fare tutto. In Cina WeChat è già questo: chat, pagamenti, acquisti, prenotazioni, servizi pubblici. In Occidente ci ha provato più volte Meta (dal fu metaverso a Meta Pay) e X di Elon Musk lo promette da tempo. Ora è Google a essere in posizione privilegiata per provarci davvero, grazie al numero considerevole di servizi e all’accelerazione dell’intelligenza artificiale.
Il vantaggio competitivo di Google
Big G parte con una dotazione che gli altri sognano:
- Ricerca, Gmail, Maps, YouTube, Android e Play Store
- Chat e videochiamate (Chat e Meet), pagamenti (Google Wallet)
- Identità, login, dati di navigazione e acquisto
La novità è l’AI come collante strategico. Con Gemini e le AI Overview nei risultati di ricerca, Google non solo può suggerire link, ma risolvere l’intero task (cercare, confrontare, decidere, pagare) senza farci uscire dall’ecosistema. Un’evoluzione che, come evidenzia anche Android Police, avvicina Google al modello di una super app.
Cosa cambierebbe per l’utente
- Ricerca che agisce: invece di dieci link blu, una risposta che già confronta prodotti, propone opzioni e, potenzialmente, consente l’acquisto diretto.
- Messaggi e pagamenti dentro lo stesso flusso: chatti con un brand, ricevi assistenza, paghi con Wallet, salvi la ricevuta su Gmail. Zero difficoltà.
- Un solo login per tutto: identità, metodi di pagamento e preferenze si spostano insieme a te tra app e web.
- Meno click, meno app: si passa dal “clicco e apro” al “chiedo e ottengo”. È comodo, ma anche molto pervasivo.
Il nodo per merchant e media
Se Google permette di fare tutto senza uscire dai suoi spazi, altri player rischiano di sparire. E-commerce, comparatori, siti editoriali: meno traffico, più dipendenza dalle soluzioni integrate di Google (shopping, schede prodotto, risposte dell’AI). Per il marketing significa rivedere SEO, attribution e funnel: parte della relazione con il cliente si sposta direttamente dentro Google, che diventa sempre più gatekeeper.
Occidente pronto alla super app? Tra cultura e regolazione
WeChat è nata in un contesto diverso: altissima penetrazione mobile, scarsa frammentazione di servizi, regolazione centrata. In Europa e in USA il quadro è più frammentato, e la normativa è tutt’altro che permissiva. Il GDPR limita gli usi dei dati e il Digital Markets Act impone ai “gatekeeper” regole su interoperabilità, bundling e preferenze predefinite. Tradotto: integrare tutto in un flusso unico potrebbe scontrarsi con obblighi di scelta, trasparenza e apertura a servizi terzi.
Non è solo legge: c’è anche una questione culturale. In Europa prevale una maggiore sensibilità su privacy, concorrenza e lock-in. L’idea di affidare messaggi, ricerche, pagamenti e acquisti allo stesso attore potrebbe incontrare resistenze, soprattutto in ambiti come l’identità e la salute.
Rischi e benefici per l’utente
- Pro: meno difficoltà, più velocità, esperienze personalizzate e coerenti su dispositivi e servizi.
- Contro: lock-in nell’ecosistema, concentrazione di potere sui dati, rischio di “single point of failure” (se cade il servizio, si ferma tutto), minore pluralità di fonti.
- Nuovi rischi legati all’AI: le AI Overview possono sbagliare o semplificare eccessivamente. Se l’AI intermedia acquisti o decisioni, fiducia e verificabilità diventano cruciali.
L’AI come leva decisiva
La vera discontinuità non consiste nell’unire varie app, ma nell’orchestrare compiti. Un agente AI capace di capirti, cercare al posto tuo, negoziare con un merchant, pagare con Wallet e aggiornarti via Gmail assomiglia più a un assistente che a un’app. È qui che Gemini e le AI Overview possono rendere Google la “super app” di fatto, anche senza chiamarla così: l’utente rimane all’interno del percorso Google dall’intenzione alla transazione.
Il rovescio della medaglia è la trasparenza: chi garantisce che i risultati non favoriscano i servizi proprietari di Google? Come si gestiscono errori, bias o contenuti generati automatici? Qui si gioca la partita con i regolatori e, soprattutto, con la fiducia degli utenti.
Cosa monitorare nei prossimi mesi
- Rollout di AI Overview e integrazione con Shopping e Wallet, in particolare in UE.
- Profondità dell’integrazione di Gemini in Search, Maps, YouTube e Android.
- Policy antitrust e DMA: limiti a bundling, preferenze predefinite e accesso dei terzi.
- Nuovi formati per publisher e merchant: come si verrà “inglobati” nelle risposte AI.
- Reazione degli utenti: disponibilità a spostare pagamenti e messaggi in un unico contenitore.
In sintesi
Google possiede i servizi, l’AI rappresenta la colla e il timing è favorevole. Ma per diventare una super app in Occidente non basta fare un copia-incolla di WeChat: servono fiducia, regole chiare e valore concreto per utenti e aziende. La direzione è tracciata, l’esito è ancora tutto da scrivere.
👉 Per scoprire tutti i dettagli e l’opinione personale di Mario Moroni, ascolta la puntata completa su Spotify.
Vuoi ricevere ogni mattina la puntata e le fonti? Iscriviti alla newsletter.