Europa e dipendenza dal tech USA: cosa succede se Washington chiude i rubinetti digitali

L’Europa fa i conti con uno scenario scomodo: un blocco americano su cloud, AI e servizi digitali. Ecco perché se ne parla adesso, quanto siamo esposti e quali mosse concrete possono ridurre il rischio per aziende e pubbliche amministrazioni.

Il “nightmare scenario”: non più fantascienza

Chiamatelo come volete: dazio tecnologico, restrizione selettiva o blocco vero e proprio. Il punto è che un’azione unilaterale degli Stati Uniti potrebbe rendere più difficile, o più costoso, l’accesso europeo a tecnologie chiave. Non parliamo solo di social e app: il perimetro include cloud, AI, sistemi operativi, app store, pubblicità digitale, collaboration suite e tool per sviluppatori.

Il Wall Street Journal racconta come a Bruxelles e nelle capitali europee cresca la preoccupazione per questa dipendenza strutturale. Il timore è semplice: un ordine esecutivo, nuove regole di export control o decisioni politiche aggressive potrebbero trasformare dall’oggi al domani un vantaggio competitivo in un collo di bottiglia.

Quanto siamo esposti davvero

Secondo dati riportati dal Wall Street Journal, i clienti europei spendono decine di miliardi di dollari l’anno nei servizi cloud statunitensi, che rappresentano la quota largamente dominante del mercato. Tradotto: l’infrastruttura digitale che regge siti, app, supply chain e servizi pubblici dipende in larga parte da AWS, Microsoft Azure e Google Cloud.

E non finisce qui. L’ecosistema americano presidia anche:

  • Intelligenza artificiale: modelli, API e piattaforme di addestramento utilizzate in migliaia di progetti aziendali.
  • Sistemi operativi e app store: l’accesso ai clienti passa da iOS e Android, con governance e policy USA-centriche.
  • Produttività e collaboration: suite email, documenti, videoconferenze e identity management.
  • Pubblicità digitale e analytics: parte rilevante della domanda e degli strumenti di misurazione è made in USA.
  • Pagamenti: circuiti e gateway spesso riconducono a player statunitensi.

L’Europa non parte da zero: esistono alternative europee e open source, alcune soluzioni AI (come Mistral) e progetti di sovranità cloud. Ma lo scarto di scala, costo e percezione di affidabilità pesa ancora tanto, soprattutto per PMI e PA.

Oltre il cloud: i punti di frizione nascosti

  • Gestione delle identità (SSO, directory, device management): se si blocca lo strato di login, si ferma tutto.
  • Distribuzione app: senza store o con policy restrittive, l’acquisizione utenti crolla.
  • Modelli AI as-a-service: lock-in alto e dipendenza da API a consumo.
  • Tool di sviluppo: CICD, repo codice, pacchetti e librerie con sedi legali negli USA.

Perché se ne parla adesso

Il tema esplode perché la politica USA è in una fase caldissima e le tensioni interne contagiano le piattaforme: “chi controlla cosa” non è più una questione astratta. Le proteste e i fatti violenti a Minneapolis hanno riacceso il dibattito sul ruolo delle tech company nello spazio pubblico. In parallelo, abbiamo precedenti concreti: divieti e limitazioni a tecnologie straniere, pressioni sugli app store, stop selettivi a servizi o forniture.

Il risultato è che scenari considerati “impossibili” fino a ieri entrano nell’agenda di rischio di governi e imprese europee. Da qui l’accelerazione su audit, piani di continuità e ricerca di alternative, come racconta il WSJ.

Cosa può fare l’Europa (e cosa puoi fare tu) subito

Non serve ideologia: serve un piano operativo per ridurre il single point of failure americano senza buttare via efficienza e innovazione.

1) Mappa la dipendenza

  • Inventario di tutti i servizi critici: cloud, AI, SSO, pagamenti, app store, advertising, analytics, CICD.
  • Classifica per impatto sul business: cosa ferma l’operatività entro 24/72 ore?
  • Clausole contrattuali: verifica export control, SLA, data residency, diritti di recesso e penali.

2) Riduci il lock-in

  • Multi-cloud o cloud ibrido dove ha senso, con astrazioni portabili (container, Kubernetes, Terraform).
  • Data portability: formati aperti, backup regolari, procedure di restore testate su provider alternativi.
  • Escrow del codice e mirror di repository critiche.

3) Valuta alternative europee e open source

  • Cloud regionali con data center in UE e conformità a standard pubblici.
  • Modelli open-source per AI dove il TCO è sostenibile (fine-tuning, inference locale o edge).
  • Suite di produttività e identity con hosting europeo e interfacce SAML/OIDC.

4) Prepara la continuità operativa

  • Runbook per downtime prolungati di servizi chiave.
  • Failover su provider alternativi per applicazioni mission-critical.
  • Test trimestrali di disaster recovery con metriche chiare di RPO/RTO.

5) Cambia il procurement

  • Premia interoperabilità, portabilità dati e replica geografica in UE.
  • Inserisci exit strategy, audit di sicurezza e piani di migrazione nel capitolato.

Realismo, non allarmismo

Nessuno dice di spegnere i servizi americani domani. Ma ignorare la concentrazione del rischio è un lusso che non possiamo permetterci. La buona notizia? La tecnologia per diversificare c’è, e in molti casi i costi sono gestibili se si pianifica.

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