Siri si affida a Gemini: la scommessa AI di Apple che divide e fa discutere

Apple avrebbe scelto i modelli Gemini di Google per potenziare Siri e i futuri sistemi di intelligenza artificiale. Non è solo tecnica: è percezione, strategia e posizionamento. È il segnale che Apple vuole accelerare, anche a costo di collaborare con l’ex rivale. Cosa significa per utenti, developer e mercato? Vediamolo con numeri, contesto e impatti concreti.

La notizia: Apple e Google, partnership AI per il “cuore” di Siri

Secondo quanto riportato da CNBC, Apple avrebbe siglato una partnership pluriennale con Google per utilizzare i modelli Gemini e la sua infrastruttura cloud a supporto dell’evoluzione di Siri e dei futuri “foundation model” di Cupertino. Niente accordo cosmetico: si tratta di tecnologia core su cui poggiano prodotti e funzionalità chiave.

Il dettaglio che fa rumore è proprio questo: non un’integrazione promozionale, ma l’esternalizzazione di una parte del valore che, fino a ieri, Apple rivendicava come nativamente sua. Una decisione che arriva dopo mesi di incertezze su “Apple Intelligence” e una distribuzione europea a rilento.

Perché questa mossa pesa più sulla percezione che sulla tecnica

Dal punto di vista ingegneristico, usare i migliori modelli disponibili può essere la scelta più intelligente per accelerare il time-to-market. Sul piano brand, però, è una svolta: Apple ha costruito un immaginario di controllo estremo, integrazione verticale e “think different”. Delegare a Google l’AI di base rischia di trasformare quel “different” in “safer”. Il mercato, spesso, compra sogni prima che feature.

Apple e l’AI: il ritardo che non è più sostenibile

Dopo l’onda d’urto di fine 2022 con l’exploit dell’AI generativa, i big hanno investito miliardi su modelli, chip e cloud. Apple ha adottato una strategia attendista: prudente all’inizio, ma sempre più difficile da difendere mentre Microsoft, Google, Meta e Amazon spingevano forte. Il risultato? “Apple Intelligence” è apparsa incompleta, con rollout limitati e funzioni che in Europa arrivano col contagocce per vincoli normativi e scelte di implementazione.

Cosa hanno fatto gli altri mentre Apple aspettava

  • Microsoft: integrazione profonda dell’AI nell’ecosistema Windows e Office, partnership strategica con OpenAI, spinta hardware su Copilot+ e NPU dedicate.
  • Google: evoluzione rapida di Gemini, consolidamento di un’infrastruttura cloud AI-first e diffusione cross-prodotto (Search, Workspace, Android).
  • Meta: modelli open source Llama per catalizzare adozione e community, uso massivo dell’AI nei propri prodotti consumer.
  • Amazon: potenziamento di AWS per carichi AI e iniziative per rendere Alexa più “conversazionale”.

Nel frattempo, Siri era rimasta ancorata a un approccio conservativo. E nell’AI, i temporeggiamenti si pagano due volte: in performance percepite e in aspettative del pubblico.

Cosa cambia per Siri, utenti e developer

La partnership con Google può offrire a Siri un salto di qualità su comprensione, ragionamento e contestualizzazione. Se i modelli Gemini faranno davvero da motore, l’assistente potrà:

  • Gestire richieste più complesse e multi-step con meno errori.
  • Offrire risposte più naturali, sintetiche e orientate all’intento.
  • Migliorare la continuità tra voce, testo e immagini (multimodalità).
  • Espandere scenari pro per produttività e automazioni, se Apple aprirà API più ricche.

Attenzione però al “come”: quanta parte del ragionamento resterà on-device e quanta passerà dal cloud di Google? Qui si gioca il compromesso tra privacy, latency e qualità del modello. Apple dovrà comunicare in modo cristallino: dove vanno i dati, chi li tratta, con quali garanzie. È il DNA del brand.

ChatGPT, Gemini e la differenza tra integrazione e dipendenza

Apple aveva già annunciato integrazioni con ChatGPT in alcuni flussi di “Apple Intelligence”. Ma un conto è dare all’utente la possibilità di richiamare un modello esterno per un task, un altro è impostare il core dell’assistente su un partner. La seconda strada è più potente, ma aumenta la dipendenza strategica. È il prezzo dell’accelerazione.

Europa, regolatori e antitrust: partita apertissima

In UE, Apple ha già rallentato alcune funzionalità AI. Lavorare con Google non semplifica il quadro regolatorio: tra DMA, GDPR e attenzione dell’antitrust, ogni scelta su predefiniti, flussi dei dati e interoperabilità sarà passata al setaccio. Possibili scenari:

  • Feature AI lanciate prima negli USA e sbloccate in Europa a ondate, dopo adeguamenti.
  • Alternative o opt-in espliciti per modelli esterni, per contenere i rischi regolatori.
  • Maggiore trasparenza su training, inferenza e data retention per evitare sanzioni.

Per gli utenti europei, tradotto: tempi più lunghi e funzionalità non sempre uniformi rispetto ad altri mercati.

Rischi e opportunità della mossa

Per Apple

  • Pro: time-to-market, qualità conversazionale di Siri, focus interno su integrazione di prodotto dove Apple eccelle (UX, sicurezza, coerenza di ecosistema).
  • Contro: perdita di controllo sul layer più strategico del prossimo decennio, vendor lock-in potenziale, narrazione del brand meno “differente”.

Per Google

  • Pro: accesso privilegiato all’ecosistema premium più ricco del mondo, validazione pubblica di Gemini su larga scala.
  • Contro: esposizione regolatoria e responsabilità elevate se qualcosa va storto su privacy o affidabilità.

Cosa osservare nei prossimi mesi

  • Roadmap ufficiale: calendario dei rilasci e chiarimenti su quali funzioni saranno Gemini-powered.
  • On-device vs cloud: quanta inferenza gira su chip locali (performance, privacy) e quanta sul cloud di Google.
  • API e developer: nuovi kit per estendere Siri con task AI complessi e automazioni di terze parti.
  • Europa: tempi e modalità di rollout, eventuali limiti o opt-in richiesti.
  • Messaggi di brand: come Apple racconterà la mossa per non diluire il proprio posizionamento.

Implicazioni per aziende e professionisti

Se usi l’ecosistema Apple per lavoro, preparati a ripensare processi e tool:

  • Automazioni: workflow vocali e multimodali più affidabili per produttività, CRM, knowledge management.
  • Sicurezza: policy interne su trattamenti dati in cloud AI e consensi informati per i team.
  • Formazione: linee guida per usare l’AI in modo responsabile e misurabile (KPI chiari, non hype).
  • Integrazioni: valutare come collegare Siri potenziato a strumenti terzi senza creare shadow IT.

Fonti e approfondimenti

Conclusione

Apple non è “finita”, ma ha scelto la strada più rapida, non quella più romantica. Ora deve dimostrare che accelerare con Google non significa rinunciare alla propria identità. La posta in gioco non è solo la qualità delle risposte di Siri: è il sogno che Apple vende da sempre.

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